Vincenzo Lamberti

Stupro a Boscoreale: bimbi indagati in lacrime davanti al giudice

Vincenzo Lamberti,  

Stupro a Boscoreale: bimbi indagati in lacrime davanti al giudice

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Arrivano nella sede del commissariato di polizia di Castellammare di Stabia quando sono passate da poco le 14. Chi li vede arrivare non pensa che dietro quei sei bimbetti con lo sguardo perso e la mano in quella dei genitori vi sia l’abisso di una violenza sessuale di cui sono accusati. Nella stanza di Imma, una struttura speciale che è stata allestita da diversi mesi per ascoltare in un ambiente protetto e sicuro le vittime di violenza, la piccola Maria (nome di fantasia) ha raccontato qualche ora prima l’orrore di cui è stata vittima. Lei ha parlato dei suoi aguzzini, coetanei che l’hanno costretta a subire violenze ad agosto e novembre dello scorso anno.

G. V. ha 13 anni ed è di Boscoreale, con lui c’è S.P. 14 anni, di Boscoreale come il suo amichetto. S.V., invece, ha 12 anni ed è di Torre del Greco. S.A.  ha 14 anni ed è originario di San Giuseppe Vesuviano. A.A. ha addirittura 11 anni, è il più piccolo ed è di Pompei. Con loro anche C.R. 14 anni di Boscotrecase. Difeso dall’avvocato Francesco De Gregorio, ha professato sin dal primo momento la sua innocenza. E, secondo le prime risultanze investigative, sue immagini non sarebbero state trovate nei video acquisiti sui cellulari dei bambini. Perché sono bambini quelli che, con calma ma anche con fermezza, vengono interrogato dal pm Ugo Miraglia Del Giudice, sostituto procuratore presso il tribunale dei minorenni. Un magistrato con la fama di duro che non si fa certo ammorbidire dall’età degli indagati. Piangono mentre si stringono ai genitori. Sono lontani quei video pubblicati sui social in cui fanno i tuffi nel porto di Torre Annunziata. O quelli in cui postano le immagini di “Scarface” cantando le note forti dei cantori di malavita che tra dialetto e insulti sembrano voler lanciare un grido di dolore prima ancora che di conquista. Sono accusati di un reato terribile: violenza sessuale. Ma a vederli bene mentre piangono consapevoli solo ora del male che hanno arrecato sono anche loro vittime di un sistema che non ha saputo farli crescere, che non li ha protetti e li ha fatti diventare carnefici di altri bimbi come loro. Provano a spiegare quello che è accaduto, a difendersi, a raccontate il perché di quei video e di quelle foto che testimoniano l’orrore e una violenza raccapricciante. Escono dal commissariato così come sono arrivati. Sguardi bassi, lacrime e paura. In quell’inferno ora ci sono tutti.


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