Carceri, indagini sulle rivolte. 12 morti e 35 milioni di danni

Redazione,  

Carceri, indagini sulle rivolte. 12 morti e 35 milioni di danni

Si aprono i fascicoli di indagine sulla clamorosa rivolta dei carcerati, Milano e Trani sono i primi uffici a metterci mano insieme a Bologna che ha già individuato un gruppetto leader di 15 detenuti. Mentre rimangono piccoli focolai di protesta a Trapani e Rieti, il grosso del marasma – informa il Dap – è cessato. Un primo bilancio registra che sono andati distrutti 600 posti letto, danni alle strutture per almeno 35 milioni di euro, sottratti psicofarmaci per 150mila euro, 41 poliziotti feriti, altri tre morti per overdose – probabilmente da metadone, dopo i nove di ieri – tra i detenuti che hanno partecipato alla sommossa che da sabato sera, con un crescendo nel quale qualcuno sospetta una regia comune, ha ‘incendiato’ 27 penitenziari. Con interi reparti devastati, reclusi sui tetti, forze dell’ordine in stato d’assedio, ostaggi nelle mani dei rivoltosi.

Diciannove evasi da Foggia, tra i quali un omicida, sono ancora in fuga. Il tempismo coordinato della rivolta, che fa puntare gli occhi sulla criminalità organizzata, ha sfruttato l’emergenza del Coronavirus che incombe sull’Italia e ha raggiunto un primo obiettivo. Quello di rimettere in agenda la polveriera del sovraffollamento – oltre 61.200 il popolo dei reclusi – con istituti che ‘ospitano’ almeno diecimila detenuti oltre la capienza regolamentare.

Parte proprio da Milano, la città che sta combattendo in prima linea contro l’incubo del contagio e che sa di non potersi permettere un altro fronte caldo, la decisione del Tribunale di Sorveglianza di attivarsi subito per “liberare” le carceri “il più possibile”. Per l’avanzata del Coronavirus e visto il sovraffollamento, sono state avviate “intese con il Sert per potenziare gli affidamenti terapeutici e per potenziare le misure alternative anche con un tavolo che si è costituito con le direzioni delle carceri, il Provveditorato regionale e Regione Lombardia”, ha spiegato Giovanna Di Rosa, presidente del Tribunale di Sorveglianza del capoluogo lombardo.

Con il responsabile dell’antiterrorismo Alberto Nobili, che ieri ha parlato sul tetto con i detenuti in rivolta insieme al pm Gaetano Ruta, la Di Rosa è andata a San Vittore e hanno incontrato una delegazione di detenuti promettendo passi concreti. “Faremo una segnalazione, noi come Procura di Milano e il Tribunale di Sorveglianza di Milano, al Ministero e al Dap perché si prendano sulle spalle la responsabilità del sovraffollamento e prevedano modifiche normative in modo da alleviare la permanenza in carcere”, hanno spiegato. Si lavora per far dormire fuori dal carcere i detenuti che già hanno il lavoro esterno, e per ‘abbonare’ gli ultimi mesi di detenzione a chi è vicino al fine pena, oltre che per aumentare gli affidi in prova.

Per placare gli animi – anche se si pensa che la sospensione dei colloqui con i familiari per paura del contagio sia stata solo un pretesto per lo scoppio di un bubbone che covava – sono state promesse le mascherine, autorizzate più telefonate via skype, e non si è adottato il pugno duro. Tanto che a Napoli, nella ‘malebolge’ di Poggioreale, per sfiammare la tensione è stato consentito l’ingresso dei pacchi mandati dai parenti – oggi era giorno di consegne – nonostante l’inferno di ieri. Domani sarà una giornata impegnativa per il ministro della giustizia Alfonso Bonafede che deve informare la Camera e il Senato di quanto è accaduto. Già da ieri ha accolto le pressioni dem – lo ha ricordato il capogruppo del Pd in Commissione giustizia, Franco Mirabelli – per varare una task force che metta in campo rapidamente soluzioni tampone. Da Modena, dove la rivolta è stata particolarmente cruenta – è qui che ieri sono morti nove detenuti – si è appurato che in carcere c’era da venerdì un detenuto positivo al contagio, in isolamento. Potrebbe essere stato la ‘scintilla’ ma non basta a spiegare tutto l’incendio.

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