Divise in trincea a Torre Annunziata: «La criminalità non va in quarantena ma anche noi abbiamo paura del Covid-19»

Giovanna Salvati,  

Divise in trincea a Torre Annunziata: «La criminalità non va in quarantena ma anche noi abbiamo paura del Covid-19»

Torre Annunziata. Ai tempi della guerra al Covid-19, le divise sono diventate bersaglio di chi non vuole sottostare alle regole. Ma c’è chi non molla, come Giuliano e Antonio, due giovani finanzieri del comando gruppo della guardia di finanza di Torre Annunziata. Il volto dello Stato che combatte, e non solo la criminalità organizzata contro il «mostro» arrivato dalla Cina. Giuliano Ciotta è il capitano della compagnia di Torre Annunziata e il suo telefono squilla in continuazione perché essere un rappresentante dello Stato, in questo periodo, significa avere maggiori responsabilità: «E’ una situazione inedita e sentiamo tutto il peso della responsabilità – dice -ma il bagaglio di valori morali e professionali che portiamo ci aiuta a fare di più e meglio». Non mancano però le difficoltà operative: «Quella più grande è far comprendere alle persone che fermiamo l’importanza delle misure restrittive, anche della distanza che devono mantenere con noi». Da settimane Ciotta e i suoi uomini sono impegnati a sorvegliare le strade, mentre gli uffici si svuotano: «La priorità è la sicurezza pubblica connessa all’emergenza sanitaria, ma – incalza – il nostro impegno non sta indebolendo la nostre indagini: nell’ultima settimana abbiamo arrestato spacciatori, ci sono poi le indagini per ricostruire le filiere commerciali che vendono prodotti insicuri spacciandoli per disinfettanti. Purtroppo la criminalità si reinventa, non va in quarantena». Tolta la divisa Ciotta è un ragazzo come tanti altri evedere le strade vuote, l’assordante silenzio diventa anche per lui un colpo al cuore. Sensazioni che vive Giuliano ma anche Antonio Ancillao, 26 anni, tenente alla guida della sezione operativa della compagnia. Consuma le suole delle scarpe in strada, operativo H24 e in questi giorni ne sente di giustificazioni assurde: «Il caso più frequente riguarda ragazzini che dichiarano di essere usciti per andare a trovare la fidanzata, chi per trovare un lavoro, per non parlare delle coppie di amanti in clandestinità», racconta. Dati alla mano Ancillao racconta il duro lavoro «abbiamo controllato centinaia di persone, ne abbiamo denunciate 50: la maggior parte sono giovani che non capiscono ancora l’importanza dei provvedimenti, assurdo». Poi aggiunge «Comprendiamo il momento di difficoltà ma dovete restare a casa, siamo uomini e donne anche noi, con famiglie, genitori anziani, figli, ma ne usciremo presto se rispettiamo le disposizioni: noi stiamo facendo il nostro lavoro per la sicurezza e la salute di tutti». Giuliano e Antonio però, sotto lo sguardo sicuro da ufficiali non nascondono la loro di paura: «Siamo preoccupati – dicono – per noi e i nostri cari, per paura di contagiarci e contagiarli, ma prevale il senso del dovere: è difficile spiegare ai propri figli, perché papà deve lavorare e non può raggiungerli nel fine settimana, anche se indossiamo una divisa e una mascherina non siamo immuni al contagio». Gli occhi di Giuliano diventano lucidi, Antonio prova a nasconderli, ma le loro paure e il loro coraggio sono il volto di altri dieci, cento, mille uomini che non mollano in attesa di un abbraccio che possa spazzare via questo maledetto incubo.

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