Castellammare, a rischio le famiglie degli infermieri del San Leonardo: già 7 isolati

Tiziano Valle,  

Castellammare, a rischio le famiglie degli infermieri del San Leonardo: già 7 isolati

Strutture pubbliche o private per la quarantena di medici, infermieri e operatori socio sanitari costretti a stare in isolamento in attesa dell’esito del tampone oppure già contagiati dal virus.E’ un vero e proprio grido d’allarme quello lanciato dai sindacati, dopo la notizia di almeno sette camici bianchi dell’ospedale San Leonardo in auto-isolamento perché con sintomi sospetti che potrebbero ricondurre al Covid-19. Persone che dopo aver lavorato in corsia rischiano, tornando a casa, di contagiare i loro familiari.A sollevare la questione è Raffaele Amodio, sindacalista di Fsi-Usae e responsabile della sicurezza dei lavoratori del San Leonardo, che ha indirizzato una lettera, tra gli altri, al direttore generale dell’Asl Na 3 Sud, Gennaro Sosto, e al sindaco di Castellammare di Stabia, Gaetano Cimmino. «Il tampone è l’unico esame che può essere fatto per stabilire la positività o meno al Covid 19 – spiega – Questo significa che se per operatori sanitari c’è stata l’esposizione inconsapevole al virus (contatti con persone positive) è consigliabile fare un tampone e imporsi l’auto-isolamento domiciliare per 14 giorni, per valutare la comparsa dei sintomi. Ma sembra che a pagare siano sempre gli stessi, quelli in prima linea: infermieri, medici, operatori socio sanitari e autisti, che rischiano di diventare untori inconsapevoli a danno di mariti, mogli, figli, genitori, vere vittime in questa tragedia ed eventuali vettori di contagio».Una denuncia forte quella che arriva dal sindacato, perché l’esposizione al rischio nei reparti dove si lavora per curare i pazienti infetti preoccupa non poco gli operatori sanitari che poi devono rientrare nelle loro abitazioni, con la preoccupazione di contagiare i familiari, che a loro volta potrebbero aver contratto il virus e favorirne la diffusione.«E’ assurdo perché chi è in prima linea viene escluso dai tamponi obbligatori, seppur padri di famiglia a loro volta», continua Raffaele Amodio, «chiediamo al sindaco, alla giunta comunale e alla direzione strategica dell’Asl Na 3 Sud di intervenire, di fare la loro parte – spiega – Bisogna mettere a disposizione locali comunali idonei o alberghi per gli operatori sanitari che devono fare la quarantena. Stesso discorso per l’Asl con locali e reparti eventualmente non utilizzati, in questo momento».Una battaglia che i sindacati stanno conducendo già da settimane, chiedendo soprattutto uno screening del personale in servizio nei reparti più a rischio. Nei giorni scorsi, proprio Metropolis, ha pubblicato la denuncia di un operatore socio assistenziale che dopo aver lavorato in reparto, a contatto con persone positive, ha accusato febbre e tosse, senza che venisse attivata la procedura per sottoporlo al tampone.All’ospedale San Leonardo – stando a quanto riferiscono fonti sindacali – sono stati messi a disposizione circa cinquanta tamponi per personale medico, infermieristico e operatori socio sanitari. Di questi, finora, ne sono stati fatti una ventina a operatori in servizio in vari reparti, tra pronto soccorso, Blocco Operatorio, Ginecologia e direzione sanitaria.Una parte del personale, in particolare alcuni infermieri in servizio nel pre-triage del San Leonardo, non avrebbero ancora fatto il tampone. E questo ha scatenato le ire dei sindacati che hanno chiesto a più riprese al direttore sanitario Mario Muto di spiegare come sono stati individuati gli operatori da sottoporre ai test necessari per risalire alle persone che hanno contratto il virus.Una questione che sta generando non poco malumore all’interno dell’ospedale San Leonardo, dove i sindacati hanno ormai messo nel mirino la direzione sanitaria ritenuta non all’altezza. Un braccio di ferro che va avanti ormai da settimane ed è finito anche all’attenzione della direzione generale dell’Asl Na 3 Sud, più volte sollecitata a intervenire. La settimana scorsa proprio i vertici dell’azienda sanitaria locale hanno inviato ispettori al San Leonardo per verificare lo stato in cui versa l’ospedale di Castellammare di Stabia, in particolare per alcune lacune organizzative che erano state sollevate dai sindacati rispetto alla sicurezza sul luogo di lavoro e la tutela della salute del personale impegnato in prima linea a fronteggiare questa emergenza.

CRONACA