Italia chiude porti a ong: «Non sicuri per il coronavirus». Arriva il decreto di quattro ministri

Redazione,  

Italia chiude porti a ong: «Non sicuri per il coronavirus». Arriva il decreto di quattro ministri

iprendono le partenze di migranti con il mare calmo e tornano a chiudersi i porti italiani per le ong. Questa volta per l’emergenza Coronavirus. “Non sono sicuri”, stabilisce un decreto del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Paola De Micheli – firmato anche dai colleghi Luigi Di Maio, Luciana Lamorgese e Roberto Speranza – che respinge la richiesta della nave tedesca Alan Kurdi, in movimento verso la Sicilia con 150 salvati a bordo. Insorgono sinistra, Radicali ed anche alcuni dem. Ma un uomo simbolo dell’accoglienza, come il sindaco di Pozzallo Roberto Ammatuna, questa volta dice no alla nave della ong Sea Eye: “la salute della mia comunità viene al primo posto”, afferma. La Alan Kurdi ha soccorso due giorni fa, in due distinti interventi, 150 persone al largo della Libia. Nel primo la guardia costiera libica che ha sparato alcuni colpi in aria per contrastare l’operazione. Nel secondo caso, accusa la ong, il rimorchiatore italiano Asso 29 che opera nelle piattaforme offshore si è rifiutato per ore di intervenire. Una volta a bordo tutti i naufraghi, la nave si è diretta a Nord chiedendo ieri un porto ad Italia e Malta. Niente da fare. Il decreto del Mit ha chiarito che “per l’intero periodo di durata” dell’emergenza Coronavirus, “i porti italiani non assicurano i necessari requisiti per la classificazione e definizione di Place of safety (luogo sicuro), in virtù di quanto previsto dalla Convenzione di Amburgo, sulla ricerca ed il salvataggio marittimo per i casi di soccorso effettuati da parte di unità navali battenti bandiera straniera al di fuori dell’area Sar italiana”. In sostanza, considerati “l’attuale situazione di criticità dei Servizi sanitari regionali” e “l’impegno straordinario svolto dai medici e da tutto il personale sanitario per l’assistenza ai pazienti Covid”, non risulta “allo stato possibile assicurare” la disponibilità dei porti italiani “senza compromettere la funzionalità delle strutture nazionali sanitarie, logistiche e di sicurezza dedicate al contenimento della diffusione del contagio e di assistenza e cura ai pazienti Covid-19”. Il Mit ricorda che decisioni analoghe erano state assunte “per le navi da crociera e le navi passeggeri battenti bandiera straniera” e passa la palla allo Stato di bandiera della Alan Kurdi, la Germania. L’Italia, da parte sua, è pronta a collaborare ed anche ad intervenire con mezzi propri, “nella certezza che” Berlino “manterrà gli impegni” e gestirà poi i 15. Punto di caduta non facile visto che con l’emergenza Covid i Paesi hanno quasi sospeso i trasferimenti di migranti. Intanto, dopo un marzo abbastanza piatto, ad aprile si registra una ripresa degli arrivi via mare. In 110 sono sbarcati oggi a Lampedusa; impossibile il trasferimento all’hotspot dove si trovano in quarantena i 46 giunti lunedì scorso. Accade così che diversi stranieri si trovino senza sistemazione, tra le proteste degli isolani. Il sindaco Totò Martello chiede “una ‘nave dell’accoglienza’ ormeggiata di fronte al porto: in questo momento credo sia l’unica soluzione possibile per evitare che altri migranti stazionino sull’isola dove non c’è più spazio per la loro permanenza”. Una fotografia delle difficoltà da affrontare, anche senza ong. Mentre Alarm Phone segnala che altre due imbarcazioni, con a bordo circa 160 persone, hanno chiesto aiuto al largo della Libia. Ed il decreto – salutato con un “meglio tardi che mai” dalla Lega – crea fibrillazioni nella maggioranza. Tra i firmatari dell’appello contro il provvedimento definito “sbagliato ed incomprensibile” ci sono, oltre a parlamentari di Sel ed ex M5S, anche esponenti del Pd come Matteo Orfini, Fausto Raciti, Luca Rizzo Nervo, Giuditta Pini. Mentre per Raffaela Paita (Iv), il testo “avrebbe potuto essere stato concepito da Salvini”.

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