Torre del Greco, scontro politico sulla «zona rossa» a Postiglione e a Leopardi

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, scontro politico sulla «zona rossa» a Postiglione e a Leopardi

Torre del Greco. E’ la città della provincia di Napoli falcidiata dal Covid-19, sia in termini di contagi sia in termini di morti. Eppure, a Torre del Greco – al netto di una chiusura di facciata delle storiche «piazzette» di via Falanga e via Teatro – non sono stati adottati particolari «accorgimenti» per frenare il rischio-Coronavirus. Una circostanza capace di scatenare proteste-social – arrivate a portare la quarta città della Campania nuovamente alla ribalta delle cronache nazionali per la «disinvoltura» con cui vengono ignorati i divieti imposti dal governo – e di accendere un vivace dibattito politico sull’opportunità di istituire «zone rosse» sul territorio.

L’affondo di Fratelli d’Italia

A gettare il sasso nello stagno dell’emergenza sanitaria sono stati i vertici locali di Fratelli d’Italia: «Da un mese Torre del Greco è la città della provincia di Napoli con il maggiore numero di contagi e di vittime. E il sindaco cosa fa? Si limita a stare nel centro operativo comunale e a stilare il bollettino serale delle nuove sciagure», l’affondo del segretario cittadino Luca Alini e del coordinatore del Miglio d’Oro, l’ex assessore all’ambiente Salvatore Quirino. Pronti a sottolineare come «ci siano diversi focolai sul territorio, verso cui il primo cittadino non prende un provvedimento serio. Ovvero non adotta strategie utili a proteggere i residenti». Appunto, le cosiddette «zone rosse» istituite in vari paesini della Campania. «È sotto gli occhi di tutti come la zona compresa tra Santa Maria la Bruna, la parrocchia di Postiglione e viale Europa – sottolineano i vertici locali di Fratelli d’Italia – registri un numero di casi positivi al Covid-19 in costante aumento e si temono ulteriori contagi. Eppure, il sindaco resta beatamente a palazzo Baronale senza muovere un dito. Abbiamo già segnalato le nostre idee al primo cittadino, ma non abbiamo ricevuto neanche uno straccio di commento. Ora chiediamo a Giovanni Palomba di considerare il triangolo Santa Maria la Bruna-Postiglione-viale Europa un focolaio tale da richiedere l’immediata istituzione di una zona rossa, con l’allestimento di un presidio sanitario permanente (un camper o una tenda medica) e con il costante controllo delle forze dell’ordine e dell’esercito per vigilare su entrate e uscite». Non solo. I rappresentanti locali di Fratelli d’Italia invitano il leader della carovana del buongoverno uscita vincitrice dalle elezioni del giugno 2018 «a provvedere all’acquisto di tamponi veloci da fare a tappeto a tutti i residenti dell’area a rischio, al fine di isolare gli eventuali casi asintomatici e frenare la diffusione del virus».

La risposta del sindaco

Ferma e decisa la risposta del sindaco Giovanni Palomba. Dal suo posto al centro operativo comunale, il primo cittadino non usa giri di parole per stigmatizzare l’iniziativa proposta dai referenti cittadini di Fratelli d’Italia: «Qualcuno vuole “ghettizzare” interi quartieri della città – replica lo storico figlioccio della Dc all’ombra del Vesuvio – Si parla di zone circoscritte e precise, come se il Coronavirus rappresentasse un’emergenza sanitaria sono in determinate zone. Non è così: il problema riguarda tutta la nostra comunità e, in generale, il mondo. Isolare interi rioni non significa circoscrivere l’epidemia, ma solo emarginare una fetta di popolazione già provata da sacrifici e lutti». Infine una stoccata agli esponenti di Fdi: «Fare politica in un momento così delicato non è un messaggio positivo – conclude Giovanni Palomba -. Verrà il momento delle analisi e delle critiche, ma non ora. Se poi si sollevano polveroni solo per provare a recuperare visibilità politica, non è affare mio. Adesso devo pensare alla città».

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