Elena Pontoriero

Metropolis intervista Ascierto: «In Campania reggiamo ma il vaccino è lontano»

Elena Pontoriero,  

Metropolis intervista Ascierto: «In Campania reggiamo ma il vaccino è lontano»

Paolo Ascierto è un oncologo napoletano il cui metodo per combattere il Covid sta facendo scuola anche all’estero.

Professore, i dati relativi alla diffusione del coronavirus sono in discesa. Anche l’Iss mostra un cauto ottimismo. Lei condivide?

«Quando si parla di cauto ottimismo condivido sempre, è stata la mia parola d’ordine dagli inizi di questa storia della sperimentazione. E’ un segnale importante, un segnale rassicurante ma questo non significa che siamo fuori pericolo e che stiamo andando verso una fase più tranquilla. Il virus circola ancora, ci sono dei casi e delle infezioni. Questo è il momento più importante perché continuando su questa strada sono sicuro che arriveremo, come è successo a Wuhan, a una riduzione notevole dei contagi e ci consentirà, in qualche modo, di riprendere le nostre attività».

Qual è la situazione in Campania?

«C’è emergenza come in tutte le Regioni ma non c’è sofferenza, stiamo reggendo abbastanza bene. Le scene che abbiamo visto in Lombardia non le abbiamo viste in Campania. In questo momento le Rianimazioni stanno funzionando bene e non c’è criticità, è molto importante perché permette agli ospedali e in particolare ai centri dedicati al Covid-19 di lavorare non sotto pressione».

Per quale motivo fortunatamente non abbiamo vissuto l’emergenza che vive la Lombardia?

«La Lombardia è arrivata impreparata, nessuno poteva immaginare che potesse arrivare un’infezione con questa violenza e in quella sede. Quando si è impreparati e ci si trova a gestire un numero notevoli di pazienti in terapia intensiva, il sistema è crollato».

Sulle misure di sicurezza anche la comunità scientifica non sembra dare risposte sicure. Di chi possiamo fidarci?

«A Wuhan l’isolamento contenitivo ha funzionato. Sono sicuro che attraverso questo distanziamento sociale la situazione migliorerà e il virus si diffonderà sempre meno, però dobbiamo conviverci. Fin quando non avremo un vaccino non possiamo parlare di svolta. Ci vuole tempo».

La cura Ascierto sta dando importanti risultati. E’ diffusa anche in altri ospedali con diversi metodi di applicazione. Possiamo fare un bilancio?

«Mi viene da ridere quando si parla di cura Ascierto perché non abbiamo fatto altro che fare una cosa che facciamo quotidianamente e suggerire di farlo in questa situazione. C’è una sperimentazione che poi ci darà, con rigore scientifico, il dato che dovrebbe arrivare tra fine aprile e l’inizio di maggio. Nella sperimentazione ci sono criteri precisi, il dosaggio ben preciso del farmaco che deve essere utilizzato e modalità precise che vengono consigliate in questo momento. Prima della sperimentazione sono stati trattati 1.200 pazienti, non uno, di cui una ventina trattati al Cotugno. E’ stata fatta in maniera diversa anche in altre Regioni anche se noi abbiamo sempre consigliato di utilizzare una modalità specifica. Con questo dosaggio si sono avuti risultati molto interessanti. Parlo di cauto ottimismo perché i risultati non sono ancora raccolti con rigore scientifico».

Quali sono i farmaci che stanno dando più risultati?

«In questo momento è difficile dirlo perché non c’è un dato scientificamente valido. Si sta utilizzando l’idrossiclorochina. Viene utilizzata nei pazienti che hanno la polmonite covid-19, è un mix di idrossiclorochina e un antivirale per l’hiv. Non c’è comunque solo il tocilizumab ma diversi farmaci che agiscono contro quest’infezione».

Quanto è importante avere una diagnosi precoce per evitare complicazioni polmonari?

«E’ importante riuscire a capire il momento in cui c’è questo famoso switch in una forma più seria dell’infiammazione. Non sappiamo a oggi quali siano i fattori, però nel momento in cui ci sono i pazienti che iniziano a peggiorare il farmaco che usiamo potrebbe aiutare».

Quando avremo un vaccino?

«Sono sicuro che avremo un vaccino entro un anno ma prima non sarà disponibile. Ciò non toglie che man mano ritorneremo a riaprire le attività ma continuando a seguire le norme per il contenimento che abbiamo messo in campo fino a oggi».

I medici pagano un prezzo altissimo in questa battaglia contro il Covid. Ma fino a qualche mese fa erano pestati nei pronto soccorso: quando finirà secondo lei cambierà qualcosa?

«Probabilmente si guarderanno i medici in un’ottica diversa».

Come dovrà essere riorganizzato il sistema sanitario nazionale?

«Quest’emergenza è dell’era moderna, quindi virus strani che appaiono all’improvviso e possono prenderci impreparati. Bisogna creare programmi e situazioni che possano evitare quello che è successo in Lombardia. Ruolo importante ha la ricerca, penalizzata in questi anni. La ricerca è il miglior investimento che possiamo fare per i nostri figli».

Siete gli ultimi che potete dare un sorriso a chi muore in solitudine. Quanto pesa sul lavoro di ogni giorno?

«Una sofferenza grande. Ci immedesimiamo nel paziente, ma è una tragedia nella tragedia. Siamo gli ultimi a regalare un sorriso ai malati che ce non ce la fanno».

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