Alberto Dortucci

Appello da Torre del Greco: «La cultura è il pane del cervello: De Luca ci ripensi, apra le librerie»

Alberto Dortucci,  

Appello da Torre del Greco: «La cultura è il pane del cervello: De Luca ci ripensi, apra le librerie»

Torre del Greco. Sarebbe dovuto essere il giorno della «resurrezione della cultura», il giorno della riapertura al pubblico di tutte le librerie d’Italia: «Ma in Campania il governatore Vincenzo De Luca si è dissociato dall’ultimo decreto firmato dal premier Giuseppe Conte, così la nostra porta d’ingresso resta desolatamente chiusa». E’ amareggiato Carmine Paino, titolare del bookstore di corso Vittorio Emanuele, cuore del centro storico di Torre del Greco: «No, no – precisa con torno fermo – sono proprio arrabbiato. Il governo aveva lanciato un messaggio importante: i libri sono un bene primario, nutrono il cervello e ampliano gli orizzonti. Invece, qui restiamo chiusi in confini ristretti e scomodi».

L’appello al governatore

L’ex insegnante ha trascorso la sua vita tra romanzi e manuali. Prima dietro una cattedra, poi come agente della Mondadori, infine come libraio. La sua «Alfabeta» resta un punto di riferimento per i lettori della città del corallo da 40 anni: «Quando il premier Giuseppe Conte ha annunciato la riapertura delle librerie dopo Pasquetta, mi sono emozionato – confessa senza imbarazzi -. Perché si trattava di un implicito rinascimento al “valore” della cultura:  veniva restituito un servizio essenziale a ogni comunità, in particolare in un momento in cui le scuole di ogni ordine e grado sono chiuse a causa del rischio-contagio». La gioia, tuttavia, non è durata a lungo. Il tempo di annunciare – attraverso i canali social – la riapertura dei locali di corso Vittorio Emanuele e Vincenzo De Luca ha spento la ripartenza sul nascere: «E’ stata veramente una doccia gelata – ammette il libraio -. Non riesco a capire i calcoli alla base della decisione del governatore: i dati del contagio da Covid-19 in Campania non sono neanche paragonabili ai numeri registrati al Nord, a partire dalla Lombardia fino al Veneto». Eppure Luca Zaia ha varato il lockdown «ridotto» con buona pace del focolaio di Vo’ Euganeo, mentre all’ombra del Vesuvio tutto chiuso a doppia mandata: «Il comportamento di Vincenzo De Luca è inspiegabile – rincara la dose Carmine Paino – e mi auguro il governatore possa correggere a stretto giro la sua ultima ordinanza, magari consentendo un’apertura bi-settimanale come deciso per i negozi d’abbigliamento per bambini. Sarebbe un messaggio importante, un segnale di ripartenza e ritorno alla normalità».

Le condizioni di sicurezza

D’altronde, la priorità resta garantire la sicurezza di tutti. Ovviamente, a partire dai lettori. «Avevamo avuto precise indicazioni e ci eravamo già organizzati con igienizzanti e guanti a disposizione dei clienti – evidenzia il titolare di Alfabeta -. Gli spazi, all’interno di qualsiasi libreria, sono sempre sufficientemente ampi: disciplinare gli ingressi due per volta avrebbe consentito di mantenere adeguati standard di sicurezza. Mi ripeto: spero il governatore si convinca e torni sulla propria decisione». Intanto, l’unica strada per acquistare un libro resta la prenotazione tramite social o whatsapp con conseguente consegna a domicilio senza costi aggiuntivi per i clienti: «E’ una formula a cui siamo dovuti ricorrere per cause di forza maggiore – conclude il titolare di Alfabeta -. Le richieste non mancano, ma gli acquisti on-line non regalano le emozioni di uno sguardo tra gli scaffali: non si respira l’odore della carta, non ci si imbatte in un titolo capace di catturare l’attenzione e la curiosità. Si rischia di perdere, insomma, la “magia” della scoperta dei libri». Una «magia» che, ai tempi del Coronavirus, potrebbe regalare qualche sorriso e uno spiraglio di speranza ai lettori a caccia di «normalità».

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