Alberto Dortucci

Torre del Greco, l’allarme del titolare del Civico 15: «Corsa a riaprire, ma serve un piano-sicurezza»»

Alberto Dortucci,  

Torre del Greco, l’allarme del titolare del Civico 15: «Corsa a riaprire, ma serve un piano-sicurezza»»

Torre del Greco. «È iniziata la grande corsa a riaprire le attività commerciali, ma senza un adeguato piano di sicurezza rischiamo un disastro sanitario». Non nasconde la sua preoccupazione, Giovanni Speranza. Da cinque anni guida il «Civico 15» di Torre del Greco, il locale diventato l’abituale punto d’incontro per migliaia di giovani e professionisti della città del corallo: «Sia chiaro, come imprenditore non vedo l’ora di tornare alla normalità – premette il titolare del bistrot di via Roma, cuore dello shopping all’ombra del Vesuvio -. Ma non possiamo ricominciare senza avere la certezza di salvaguardare la salute di dipendenti e clienti».

Concetti espressi già lo scorso 10 marzo, quando – anticipando il lockdown deciso dal premier Giuseppe Conte – decise di abbassare la saracinesca del suo locale propri per evitare il rischio-Coronavirus. «All’epoca non era chiaro a cosa andassimo incontro: il virus ci colse impreparati e sospendere l’attività mi sembrò una scelta di responsabilità in attesa degli eventi – ricorda Giovanni Speranza -. Sono passati 40 giorni dal 10 marzo, abbiamo scoperto la letalità del Covid-19 e abbiamo pagato un prezzo altissimo alla pandemia arrivata dalla Cina. Eppure, fino a oggi, non è stato approntato un piano d’azione per il post-quarantena. Ipotizziamo una riapertura a maggio, ma siamo veramente preparati alla ripresa? Sono d’accordo: ripartire è importante per salvare il sistema economico-produttivo, ma “come” è fondamentale per salvaguardare la salute di tutti».

Un tasto su cui Giovanni Speranza batte con forza, sottolineando i rischi di chi lavora nel settore della somministrazione e della ristorazione: «Garantire ai dipendenti di lavorare in un clima di sicurezza e serenità deve essere l’obiettivo di tutti: i miei ragazzi sono l’anima del locale e non posso e non voglio aprire il bistrot senza avere la certezza di un ambiente sicuro – rimarca il titolare del Civico 15 -. Dietro l’attività di ogni imprenditore non ci sono solo gli affari: dietro al numero di una partita Iva ci sono persone con sogni e progetti. Voglio ripartire subito, ma in serenità». Sia sotto l’aspetto sanitario sia sotto l’aspetto, ovviamente, economico. Lo scenario prospettato per il prossimo futuro, accessi limitati e spazi contingentati per i clienti, rischiano di fare calare drasticamente gli incassi. In particolare, all’interno dei «locali sociali».

Dove il «contatto» era, prima dell’arrivo del Covid-19, inevitabile. «Certo, la ripresa non sarà semplice per nessuno – conclude Giovanni Speranza -. Sto seguendo il dibattito sulle misure di prevenzione per i locali pubblici, inevitabilmente i costi lieviteranno: penso all’obbligo di garantire le mascherine ai lavoratori o all’obbligo della sanificazione due volte al giorno. Sono misure di sicurezza con un costo da aggiungere alle spese fisse dell’attività commerciale. Se prima ero strutturato per un’affluenza di 100 clienti e domani giocoforza dovrò disciplinare gli accessi, il rischio default è inevitabile: in una visione ottimistica, le entrate si dimezzano e i costi aumentano rispetto al passato».

Di qui, l’ultimo appello per tenere a galla l’economia: «Il governo deve intervenire a sostegno di tutte le attività commerciale, con concrete misure finanziarie – conclude il titolare del Civico 15 -. Altrimenti è meglio restare chiusi».

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