Il virologo Pregliasco: «A scuola a settembre, ripartire ora significa riaprire i rubinetti del rischio contagio»

Redazione,  

Il virologo Pregliasco: «A scuola a settembre, ripartire ora significa riaprire i rubinetti del rischio contagio»

“La soluzione migliore è quella più protettiva, cioè rimanere chiusi fino a settembre. Riaprendo ci sarebbero milioni di bimbi, genitori, docenti e addetti alle che si spostano, aprendo un rubinetto che determinerebbe un gran numero di contatti”. Così a Circo Massimo su Radio Capital il virologo Fabrizio Pregliasco sulle scuole e aggiunge: “Non abbiamo un’indicazione scientifica” su quanto e come aprire questi rubinetti. Certo, dice, “bisogna far ripartire le attività strategiche. L’aspetto sociale può essere un po’ ritardato. Richiudere sarebbe devastante”.

“Bisogna valutare giorno per giorno l’andamento epidemiologico. Le cose stanno migliorando, le terapie intensive si stanno leggermente svuotando, ma ancora ci sono almeno tremila casi al giorno. Rispetto a prima, dove non riuscivamo a intercettare tutti i casi, con una sottovalutazione di almeno dieci volte tanto rispetto al reale, ora siamo più capaci di individuare i casi”, ha aggiunto il virologo Fabrizio Pregliasco a Circo Massimo su Radio Capital. Però, ha detto ancora “la situazione vede due Regioni, Lombardia e Piemonte, ancora molto impegnate. La situazione dovrebbe migliorare nei prossimi giorni, ma più insistiamo più la fase 2 potrà partire con maggiore serenità”. “Anticipare le aperture – ha ribadito l’esperto dell’Università degli Studi di Milano, direttore sanitario dell’Istituto Galeazzi e presidente Anpas – vuol dire aprire rubinetti di contatti, con possibilità di incontri e quindi di rischio di contagio”. “In regioni dove il virus non è diffuso, tantissime persone sono ancora suscettibili, anche più che in Lombardia. La possibilità è che, aumentando gli spostamenti, possano nascere nuovi focolai – ha spiegato Pregliasco – credo che il concetto di regionalizzazione ci sia in un’ottica di individuazione di zone a rischio. Bisogna fare monitoraggio continuo: tutti i cittadini devono avere ancora l’attenzione e la percezione del rischio come approccio alla convivenza civile. Il distanziamento dovrà essere un’abitudine anche nei prossimi mesi”.

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