Le canzoni e i valori

Michele Del Gaudio,  

Le canzoni e i valori

Michele Del Gaudio *

Ho letto tre volte l’editoriale di Raffaele Schettino dal titolo «Un virus che somiglia all’uomo»: una per capire, una per riflettere, una per proporre. In realtà è molto più di un articolo, è quasi un saggio: colto, appassionato, coinvolgente. E’ un piacere commentarlo ed è anche un modo per parlare del mio ultimo volumetto: «La Costituzione è Rock». 

Dopo la terza lettura si è insinuata in me l’idea di unire le due cose e commentare il parto di Raffaele con il mio, cioè far interpretare il direttore dai protagonisti del volume: studentesse e studenti delle scuole di Torre, primarie, medie, superiori fino all’università, che col nome di “Ragazze e Ragazzi Protagonisti” si sono riuniti per 3 anni ogni 15 giorni.Il volumetto è la quasi totale riscrittura di «Vi racconto la Costituzione», che ho pubblicato nel 1995.

Ho solo mantenuto il dialogo con ragazze e ragazzi e i versi più belli delle canzoni come sintesi dei valori costituzionali, rifuggendo ancora una volta dalle frasi degli studiosi. Ho solo dovuto aggiornare le melodie per consentire a bambine, bambini, adolescenti, giovani di oggi di riconoscersi nei motivi che canticchiano. E cosa trovo nell’articolo di Raffaele Schettino? “Sound of silence” di Simon & Garfunkel, che musicò il film «Il laureato» nel 1969; e poi «Via del campo» di Fabrizio De André e il verso celeberrimo «dal letame nascono i fior».

E “Ragazze e Ragazzi Protagonisti” abbracciano Raffaele Schettino per cantare insieme. Ci sono alcune parole che ricorrono in entrambi i percorsi: speranza, comunità, nuovo modello socio-economico, Costituzione, che permea tutto il lavoro di Raffaele Schettino anche se non è mai citata esplicitamente. 

La speranza. Per le ragazze è non solo logica, ma vitale, perché ci obbliga all’impegno, ci rende felici già mentre sviluppiamo l’azione, a prescindere dal conseguimento dell’obiettivo. La comunità. Per i ragazzi la solidarietà è un dovere giuridico inderogabile, anche perché lo prevede la Costituzione. E riportano il racconto di un mio coetaneo: “Negli anni ’60 avevamo una bella comitiva.

Ne facevano parte studenti squattrinati, potenzialmente più ricchi, e coetanei operai, con qualche soldo in tasca, ma con la certezza di una vita difficile. Ci vedevamo tutte le sere: scherzi, risate, ma anche discorsi sulla politica, sui nostri progetti, e talvolta sognavamo ad occhi aperti, mentre la luna illuminava il mare. La domenica si andava a ballare. Mettevamo insieme quel poco che avevamo, ognuno quel che poteva; con timidezza si chiedeva al proprietario se ci faceva entrare tutti con la piccola somma raccolta. Il sì illuminava i nostri occhi e correvamo dentro come il vento.

Il no ci riportava delusi sul muretto della Litoranea a parlare con le stelle. Ma andavamo tutti via, anche quelli che avrebbero, comunque, avuto quanto bastava per accedere. Ognuno metteva il suo in comune e la gioia era stare insieme. Per me, questa è la solidarietà, la comunità”. 

Nuovo modello socio-economico. Non c’è bisogno di un nuovo modello, c’è quello disegnato dalla Costituzione, che, pur accettando il capitalismo, lo rende più umano, tratteggiando una economia “sociale” di mercato, che garantisce la centralità del lavoro e affianca, all’iniziativa economica privata, un’architettura che attenua gli effetti negativi inevitabili della produzione.

L’obiettivo è il profitto di chi investe il capitale, ma anche lo sviluppo del territorio, locale e nazionale, con la creazione di nuovi posti di lavoro e con il riassorbimento di quelli persi. Bisogna poi incrementare coloro che riescono a mutare l’io in noi e a comprendere che si è felici non da soli, ma assieme agli altri… che la felicità degli altri è alla base della nostra. La speranza c’è, anzi la certezza che, se applichiamo la Costituzione in tutti i suoi aspetti, riusciremo ad avere, non una democrazia, ma “la democrazia”! Non è un sogno, ma una prospettiva realizzabile.

(*Ex magistrato)

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