Aumentano i malati. Oggi 260 morti, ai minimi dal 15 marzo

Redazione,  

Aumentano i malati. Oggi 260 morti, ai minimi dal 15 marzo

Tornano ad aumentare i malati, dopo cinque giorni di discesa. Ma per la prima volta dopo settimane di dati insopportabili e un numero di vittime mai sceso sotto le 400, l’incremento degli italiani morti in un solo giorno per il coronavirus scende sotto l’1% e fa segnare un calo importante: nelle ultime 24 ore sono decedute 260 persone, il dato più basso da 42 giorni, la metà rispetto a 10 giorni fa. Era infatti il 15 marzo quando il bollettino della Protezione Civile indicava 368 morti in tutta Italia, mentre il giorno prima erano stati 175. L’ennesimo numero simbolico di questa emergenza infinita non è certo positivo – lo sarà solo quando sulla casella dei deceduti apparirà lo zero – ma rappresenta un ulteriore segnale che la curva del contagio sta proseguendo la sua discesa verso l’appiattimento. Gli scienziati lo ripetono da settimane: le misure di contenimento hanno prodotto i risultati sperati tanto che diminuiscono i ricoverati nelle terapie intensive, diminuiscono le persone in ospedale, aumentano i guariti (ad oggi sono 64.928, altri 1.808 in più).

Ma l’ultimo indicatore a scendere sarà quello proprio quello dei morti. Se i dati dei prossimi giorni confermeranno quindi questa tendenza registrata oggi, significherà che anche quel numero ha iniziato a scendere. E’ presto dunque per dire che la carneficina – il numero totale delle vittime è di 26.644 – si avvia alla conclusione. Ed è presto per dire che il contagio è stato fermato. L’aumento del numero totale dei malati dopo quasi una settimana in controtendenza è lì a dimostrarlo: il giorno della Liberazione erano 105.847, oggi sono 106.103; significa 256 in più in un giorno mentre sabato erano calati di ben 680. Una differenza complessiva di quasi mille malati che è tutta nei numeri delle due regioni più colpite: la Lombardia e il Piemonte. Nella regione più martoriata dall’emergenza – con il 50% di tutti i morti in Italia e più di un terzo dei malati – l’incremento degli attualmente positivi è di 693 e quello dei contagiati totali, compresi dunque vittime e guariti, è di 920. Sabato si erano registrati solo ‘105’ malati e 713 contagiati. A preoccupare è soprattutto Milano: dei 920 contagiati la metà sono nell’area metropolitana di Milano, che ha 463 nuovi casi di cui 241 in città; ieri ce ne erano stati 219, di cui 80 a Milano città. Quanto al Piemonte, la Regione oggi fa registrare lo stesso incremento del numero delle vittime della Lombardia, 56 in più rispetto a ieri, e un totale di 394 contagiati in più rispetto a sabato: da settimane ormai il Piemonte è la seconda regione più in difficoltà.

Va detto che i due numeri fondamentali, e cioè quello dei ricoverati in terapia intensiva e negli altri reparti che sono gli indicatori per misurare la pressione sulle strutture sanitarie, sono da settimane in calo. Per soli 9 malati, infatti, le terapie intensive restano sopra i duemila ricoveri – e bisogna andare indietro fino al 16 marzo per trovare numeri così – con un calo rispetto a ieri di 93. Quanto ai ricoverati negli altri reparti, sono 21.372, 161 in meno di ieri. E’ risalito invece il numero delle persone in isolamento domiciliare: 510 in più di ieri quando gli italiani in quarantena erano diminuiti per la prima volta. Con questi numeri il sistema sanitario, anche grazie al raddoppio dei posti di terapia intensiva e subintensiva, sarebbe in grado di reggere un nuovo aumento dei contagi. Che però non deve in alcun modo verificarsi, come ripetono alla noia gli scienziati in vista del 4 maggio. “Dobbiamo tenere l’R con zero sotto il valore l’1 – ha detto nell’ultima conferenza stampa dell’Iss il presidente Silvio Brusaferro – se dovesse invece risalire sopra l’1 ci sarebbe una ricrescita della curva, con nuovi grandi numeri per le terapie intensive e decessi”.

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