Oltre 35 mila morti, in 9 casi su 10 il Covid è la causa diretta. Istat-Iss: il 28% non aveva malattie

Redazione,  

Oltre 35 mila morti, in 9 casi su 10 il Covid è la causa diretta. Istat-Iss: il 28% non aveva malattie

I morti ufficiali da coronavirus in Italia superano i 35 mila, cifra inimmaginabile a inizio epidemia, e Istat e Istituto superiore di sanità (Iss) attestano per la prima volta quanti sono stati stroncati dal Covid come causa diretta: l’89%. In una giornata in cui contagiati e vittime tornano a salire – 230 nuovi positivi e 20 morti -, ecco i risultati dello studio su quasi 5 mila schede di decesso di soggetti positivi. Ma di coronavirus si può morire anche senza concause: il 28,2% dei pazienti non ne aveva. E la pandemia non è finita: il ministro della Salute aggiunge Serbia, Montenegro e Kosovo alla lista dei Paesi a rischio. “Chi è stato negli ultimi 14 giorni in questi territori ha il divieto di ingresso e transito in Italia – dice Roberto Speranza -.

Nel mondo l’epidemia è nella fase più dura. Serve la massima prudenza per difendere i progressi che abbiamo fatto finora”. Una espressione ricorrente del periodo è “casi d’importazione”, come quelli dei bengalesi nel Lazio e degli altri migranti sbarcati soprattutto in Sicilia e Calabria. Altri 42 africani ospiti della Croce Rossa a Jesolo (Venezia) sono risultati positivi, oltre a un operatore della struttura. I focolai locali degli ultimi tempi sono dovuti insomma in gran parte a casi d’importazione o a contagi in aziende, come quelle della logistica e alimentari in Emilia Romagna. Un altro fronte da tenere d’occhio è quello dei centri estivi per bambini, dopo diversi casi negli ultimi giorni e in vista della riapertura delle scuole. Il commissario Domenico Arcuri è fiducioso che “per il 10 agosto, come si fa in emergenza e in un Paese normale, i test sierologici siano disponibili” per il personale scolastico. Una gara pubblica europea accelerata è stata bandita a inizio settimana per 2 milioni di test.

I dati odierni indicano una risalita di contagi e decessi, questi ultimi ormai a quota 35.017, ma buone notizie arrivano dalla Lombardia, di nuovo ben al di sotto del 50% del totale dei nuovi casi a livello nazionale. I positivi odierni sono 80 nella regione più colpita, 46 in Emilia Romagna, 29 in Veneto, 17 in Sicilia e 12 in Toscana; le altre regioni hanno incrementi a una cifra, tranne Umbria, Valle d’Aosta, Molise, Basilicata e Provincia di Trento che non registrano alcun nuovo caso. Istat e Iss dicono una parola definitiva su una questione annosa, la distinzione tra decessi ‘per’ coronavirus e ‘con’ coronavirus. Uno studio sulla mortalità indica che 9 su 10, ricoverati tra febbraio e maggio, sottoposti a tampone, sono stati vittime del Covid. Nel restante 11% dei casi il decesso è dovuto a malattie cardiovascolari (4,6%), tumori (2,4%), malattie del sistema respiratorio (1%), diabete (0,6%), demenze e malattie dell’apparato digerente (0,6% e 0,5%). Ma si muore anche in assenza di concause preesistenti, nel 28,2% dei casi. Percentuale simile nei due sessi e in tutte le classi di età. Intanto le Regioni continuano in ordine sparso. Da sabato in Toscana le Asl faranno controlli negli aeroporti di Pisa e Firenze per chi proviene da aree extra Schengen. In Sardegna invece, meta di molti turisti e ai primissimi posti come performance nell’emergenza, riaprono le discoteche all’aperto, con divieto di assembramento e distanza obbligatoria.

In Veneto il governatore Luca Zaia, che aveva lanciato l’allarme sul ‘ceppo serbo’ del virus (la Serbia è tra i nuovi Paesi nella lista nera), parla di “decine di positivi stranieri”, alcuni dei quali girano nonostante la quarantena. “Vanno assolutamente fermati”, dice l’esponente leghista. Infine, il consiglio di Stato, accogliendo il ricorso del Policlinico San Matteo di Pavia e di Diasorin, ha sospeso gli effetti della sentenza con cui il Tar della Lombardia lo scorso 8 giugno aveva azzerato l’accordo tra la multinazionale e lo stesso San Matteo sui test sierologici per la ricerca nel sangue degli anticorpi dopo una infezione da Covid-19. I magistrati di Palazzo Spada hanno anche sospeso la decisione del Tribunale Amministrativo lombardo di trasmettere gli atti alla Corte dei Conti.

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