Rocco Traisci

Ciro Sebastianelli, il “napolitaliano” che ispirò Pino

Rocco Traisci,  

Ciro Sebastianelli, il “napolitaliano” che ispirò Pino

Leonardo De Lorenzo è un grande batterista. Sono con lui alle prove di Cafè Society di Giulia Conte, durante una pausa. Parliamo di musica. Di bella musica, quella che ci piace. Inizia l’album dei ricordi musicali: “… sul palco era una vera e propria forza della natura. Sbucava in modo improvviso sulle tavole di legno con la sua chitarra urlando al cielo un testo che iniziava con la forza di un ritornello: ‘Marta portami via dalla libertà che non è sempre poesia dalle stelle di stagnola e dalle lenzuola di carta vetrata dell’ultima fata’…”. Ricordo ancora il concerto alla Cassarmonica a Castellammare, la sua voce vibrava, la forza, la grinta, di un uomo che amava la musica arrivava forte e arrivò anche a me: erano gli anni ’90. Di chi sto parlando? Di Ciro Sebastianelli, classe 1950, un artista che tanto ha dato alla musica italiana e al neapolitan sound, scomparso a soli 59 anni. Ciro ebbe la capacità di iscriversi nel solco della canzone classica italiana senza mai tradire la sua matrice napoletana. Il suo percorso musicale ebbe inizio negli anni ’60, studiava da tenore. Poi entrò nel mondo della musica leggera prima come autore per altri artisti e poi come cantante facendo un lungo tirocinio nelle feste di piazza e nei locali notturni in Campania, in Sicilia, con un repertorio classico napoletano con arrangiamenti moderni. Nel 1974 uscì il suo primo 45 giri, “Capelli di seta”, che però non ottenne il giusto successo. Nel 1976 incise per la casa discografica Derby il brano “Vattenne”, lo presentò al Disco Verde di Vittorio Salvetti. Molto suonato nelle radio locali che ne decretano il primo successo, il testo era una ricercata e soprattutto indovinata fusione tra la lingua italiana ed il dialetto napoletano. A mo’ di orgoglio, Ciro, in tutte le sue interviste ricordava di essere stato il primo, musicalmente parlando, a fondere la lingua italiana a quella napoletana, dando coraggio alla generazione successiva. Pino Daniele, Tony Esposito, Enzo Avitabile, Tullio De Piscopo ed altri di sicuro, consapevolmente o inconsapevolmente, saranno stati influenzati da quella forza canora fatta di musica in una miscellanea di suoni, parole, lingue. Fu un azzardo per quel tempo, Sebastianelli rese così naturale ciò che sembrava impossibile, fondere due lingue: “Vattenne, che t’aggio fatto e male, che non mi guardi. Che t’aggio fatto e male, perché non parli…” Iniziò subito a farsi notare grazie alle collaborazioni con Cristiano Malgioglio e Loredana Bertè, per la quale scrisse diverse canzoni. Cantautore sincero e genuino, dotato di una grande simpatia, riuscì a ritagliarsi uno spazio importante in un periodo prolifico di “musicanti”. Nel 1977 incise “Laura” brano molto suonato nelle radio e canzone più votata al Disco Neve di Vittorio Salvetti. Grazie a questa canzone riuscirà ad arrivare ai primi posti delle hit parade e ai vertici delle classifiche dei dischi più venduti. Ciro si finse ragazzo padre per promuovere la canzone, nonostante avesse già tre figli. “Laura” è una perla per gli anni ‘70: “Laura, amore spaventato…Laura, lasciami senza fiato…” Passò alla Cgd, casa discografica con la quale pubblicò il suo primo album intitolato semplicemente “Ciro Sebastianelli”. Oramai i tempi erano maturi per la partecipazione al più importante Festival musicale al mondo: Il Festival di Sanremo. Era il 1978, un’edizione difficile. C’era Rino Gaetano con Gianna, Anna Oxa giovanissima con un testo di Ivano Fossati, “Un’emozione da poco”, e i Matia Bazar che vinsero. Sebastianelli si classificò quarto con una delle più belle canzoni della storia del Festival: “Il Buio e Tu”. Un brano che univa rabbia, passione e disperazione, l’interpretazione sul palco dell’Ariston lasciò il segno: “…Nell’arco di un istante te ne vai e chi ti lasci dietro non lo sai, spalanchi le tue braccia come se corressi incontro a un sogno che non c’è… “L’apoteosi si raggiuge con il ritornello, in napoletano ovvio… “io nun ce a’ faccio cchiu, lassame perdere… Se sei contenta tu, lasseme perdere…” L’anno successivo il 1979 ci riprovò e a Sanremo portò “Ciao Barbarella” che a firma di Sebastianelli, Pace e Avogadro. Con il singolo “Marta, Marta” partecipò al Festivalbar 1980 riscuotendo un grande successo. Con la canzone “Tenerezza” partecipò alla manifestazione canora “Azzurro” di Vittorio Salvetti. Con “Rubami”, invece, ad Azzurro nel 1983. Nel 1984 fu protagonista del film dossier “Apocalisse di un terremoto” una storia d’amore che documenta i danni del terremoto dell’Irpinia del 1980. Scrisse per gli olandesi Mounth & Mc Ne, il brano “Ah l’amore” che scalò le hit parade di molti paesi europei. Leonardo De Lorenzo ha suonato con lui, memorabili le tournée in Sicilia e in Calabria. Stiamo per ricominciare le prove, il bravo batterista, con gli occhi lucidi, mi sussurra: “Se oggi sono quel che sono, lo devo a lui. È stato un grande maestro mi ha insegnato a stare con la stessa forza ad un matrimonio, ad una festa di piazza in un luogo lontano dimenticato da Dio e ad un grande concerto in una grande città.”

Tonino Scala

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