Torre del Greco. Spot dei politici sul crac Deiulemaer, e i truffati litigano

Redazione,  

Torre del Greco. Spot dei politici sul crac Deiulemaer, e i truffati litigano

Doveva essere l’autunno degli incassi, a partire dal trust «blindato» in Svizzera dagli armatori-vampire per finire al «tesoro» custodito presso la Bank of Valletta a Malta. Invece, rischia di essere l’autunno della disfida per gli ex obbligazionisti della Deiulemar compagnia di navigazione stremati da 8 anni di battaglie – fino a oggi ripagate con le briciole – e spaccati in vari tronconi, alcuni evidentemente «politicizzati» dalle ingiustificate simpatie a 5 stelle e alcuni fortemente «schiacciati» per sconosciute ragioni sulle posizioni delle curatele fallimentari. Lo scontro socialIl seme dell’insoddisfazione è stato piantato all’interno dei vari gruppi social dei risparmiatori traditi dalla «banca privata» di Torre del Greco già a fine luglio, quando qualche creditore si era lamentato della scarsa informazione fornita dalla curatela fallimentare – in particolare, in riferimento alle cassette di sicurezza sequestrate agli armatori-vampiri presso diversi istituti di credito – e dei tempi lunghi per il recupero dei soldi del trust di Lugano. Lamentele «zittite» dai paladini pentastellati, evidentemente già proiettati – come il deputato locale Luigi Gallo – alla campagna elettorale per le Regionali del 20 e 21 settembre.Il sit-in di protestaDavanti all’atteggiamento di uno sparuto gruppo di risparmiatori è nata l’idea di organizzare una nuova manifestazione di protesta per tenere accesi i riflettori sul grande crac all’ombra del Vesuvio e caldo il fiato sul collo delle curatele fallimentari. «La giustizia sta trattando con i guanti i mariuoli perché per un dramma che ha distrutto moralmente e socialmente l’economia di una città questi tempi biblici non dovrebbero esistere – il grido di battaglia degli «irriducibili» risparmiatori -. Eppure non si muove nulla: sempre arresti domiciliari con i figli che organizzano festini nella villa di famiglia. Questo è solo una piccola parte di quanto ci sarebbe da raccontare in fatto di anomalie e queste cose dovrebbero indignare tutti perché il danno è comune: uniti si dovrebbe organizzare una manifestazione a Roma sotto il ministero di grazia e giustizia». Una proposta capace si risvegliare gli animi della stragrande maggioranza di obbligazionisti, ma «frenata» da chi ha trasformato il dramma di 13.000 famiglie in una sorta di cavallo di battaglia politico e personale: due opposte scuole di pensiero capaci di dare vita a frequenti liti e frecciate social, sicuramente dannose in vista degli importanti appuntamenti in programma il prossimo autunno. «Dimostriamo di remare tutti nella stessa direzione – l’appello delle «colombe» degli obbligazionisti – perché ci stiamo indebolendo come collaborazione: chi in un modo e chi in un altro deve mettere le proprie capacità al servizio di chi ha bisogno di recuperare fiducia. Bisogna sempre tenere presente che siamo tutti utili, ma nessuno è indispensabile: la comunità è dare per chi non può». Una chiara stoccata a chi oggi è salito in cattedra per dare lezioni ai compagni di sventura, come se otto anni fa non facesse parte della stessa classe di «ingenui» sostenitori delle casse degli armatori-vampiri.

CRONACA