Virus in casa, dopo i tamponi nessuna risposta. Il caso di Lettere

Redazione,  

Virus in casa, dopo i tamponi nessuna risposta. Il caso di Lettere

Seimila tamponi al giorno di media, con la promessa di arrivare a dodicimila. La Campania prova a lanciare un’offensiva senza precedenti ma deve fare i conti con un’organizzazione che ha ancora molte falle e tante pecche da recuperare. Da diverse città, infatti, arrivano le polemiche e le proteste per i dati in ritardo comunicati ai comuni e, dunque, alle famiglie. Centinaia di persone bloccate in casa in attesa dell’esito di un tampone o di un sierologico. Una palude che, oltre a creare angoscia dal punto di vista personale, rischia di aumentare la tensione per la paura del contagio e determina una preoccupazione dal punto di vista economico e sociale. Il sindaco di Lettere, Nino Giordano, a capo di una piccola comunità che sta facendo i conti come tutti con l’emergenza, ha scritto un posto sul suo profilo social per denunciare ciò che sta accadendo. “Non è mia e nostra abitudine alzare i toni della discussione. L’ho dovuto fare per far giungere alla Direzione dell’Asl il disappunto di tutta una comunità per i gravi ritardi registrati sia nell’eseguire i tamponi che nel trasmettere i risultati degli stessi” le parole di Giordano. “Grazie anche alla preziosa e fattiva collaborazione della dottoressa Scafato dell’UOPC DS 58, abbiamo avuto da poco garanzie che saranno eseguiti tutti i tamponi richiesti  – ha spiegato il sindaco – mentre da parte nostra continuiamo ad essere vicino ai nostri due concittadini contagiati ma in via di guarigione, ed a quelli in isolamento in attesa di tampone, chiedendo loro ancora un piccolo sforzo ed un po’ di pazienza”. Il sindaco ha denunciato il caso di una ragazza sottoposta a tampone lo scorso 31 agosto che ha ricevuto solo ieri i risultati. “Senza considerare – spiega Giordano a Metropolis – tutte le conseguenze economiche per una situazione del genere. Non dimentichiamo che le persone costrette a rimanere in casa per attendere gli esiti non possono lavorare. Non possono uscire di casa. E, quindi, come fanno a guadagnare per mantenere la famglia?” si chiede il sindaco. Una vicenda simile raccontata anche da una donna, originaria dell’Acqua della Madonna a Castellammare e ricoverata al Cotugno a Napoli. Operata di cuore ha raccontato di come suo marito e la sua famiglia siano a casa in attesa del responso dei test fatti nei giorni scorsi. Ma nell’attesa di questi esiti non solo non possono scendere e il marito non può lavorare, ma non riesce se non grazie all’aiuto dei vicini e dei familiari anche a fare la spesa e a provvedere alle cose minime per la casa. Un lavoro immane quello che l’apparato sanitario sta portando avanti. Seimila tamponi al giorno significa lo sforzo sovrumano dei centri specializzati in cui tecnici e funzionari lavorano anche 16 ore al giorno. Ma, serve velocizzare la catena delle risposte e degli esiti per risolvere i problemi. Come la storia raccontata ad Anteprima 24 da Peppino De Pasquale, che fa il cantante nei piano bar.  Da quattro giorni, però, è fermo nella sua abitazione a Vietri sul Mare perché dopo avere effettuato un test sierologico,  presso l’ospedale di Mercato San Severino, come prassi prima di sottoporsi ad una colonscopia, attende che gli venga effettuato un tampone. Il primo test ha, infatti, dato esito positivo  e Peppino e tutta la sua famiglia convivente è costretta all’isolamento domiciliare in casa. Del tampone neanche l’ombra e Peppino minaccia di uscire e andare a farsi un aperitivo: “Berlusconi in due giorni ha fatto 150 test e a noi niente!” dice il cantante sperano che il suo appello sia raccolto e trovi risposta.  Come la polemica che nei giorni scorsi investì direttamente Belen Rodriguez: tra tampone e pubblicazione della foto con esito negativo trascorsero poche ore. Con l’Asl Napoli 1 che si premurò di far arrivare nel luogo di vacanza, a Capri, la risposta al test. Certo non tutti sono Belen Rodriguez, ma almeno sulla carta i cittadini dovrebbero godere degli stessi diritti.