La crisi del turismo a Pompei, l’allarme disperato degli albergatori: “Presto chiuderemo tutti”

Salvatore Piro,  

La crisi del turismo a Pompei, l’allarme disperato degli albergatori: “Presto chiuderemo tutti”

«Siamo una categoria fantasma. A Pompei, senza aiuti statali o della Regione Campania, si rischia l’esplosione di una bomba sociale». E’ il drammatico sos lanciato da Roberto Sbrizzi, presidente di “Apabb”, l’Associazione pompeiana affittacamere e bed & breakfast che in città rappresenta il 65% degli occupati nel comparto delle strutture extralberghiere. Un comparto florido, prima del Covid-19 e del lockdown. Ma che ora è sprofondato in una crisi senza precedenti. Molte attività sono a rischio chiusura. «La riapertura dei confini e i turisti gradualmente ritornati a Pompei, nel mese di agosto, per noi hanno rappresentato una striminzita boccata d’ossigeno», prosegue il presidente della associazione Apabb. «Ma la situazione, in vista dell’autunno, resta tragica. Come se non bastasse, nonostante la feroce crisi del turismo dovuta al virus Covid-19, sia lo Stato che la Regione non hanno previsto forme di sostegno per gli imprenditori delle strutture extralberghiere. Chiediamo adesso al Governo e al futuro presidente della Campania di adottare degli interventi mirati per sostenere la nostra categoria che, ad oggi, è stata completamente abbandonata». «Altrimenti», conclude Sbrizzi, «anche a Pompei potrebbe esplodere una bomba sociale». «L’allarme lanciato dal presidente di Apabb è concreto. Le strutture extralberghiere della Campania sono state escluse da tutti i benefici governativi. Nella nostra Regione, il bonus vacanze (spendibile fino al prossimo 31 dicembre, ndr) non può essere accettato dal 70% dei B&B» sottolinea Aldo Avvisati, presidente di “AreV-OD”, la associazione di categoria nata per promuovere l’ospitalità diffusa per un turismo di qualità intorno al Vesuvio. La misura statale del bonus vacanze è destinata ai soli titolari di partita Iva, ma il 70% dei B&B della Campania non la possiede. Perchè? La legge regionale prevede infatti che i bed & breakfast debbano essere gestiti da chi ha un codice fiscale, operando prevalentemente con un regime a conduzione familiare. Una norma che, prima del coronavirus, ha «favorito lo sviluppo della nostra categoria», prosegue Avvisati, ma che dopo il lockdown si è praticamente rivelata un “boomerang”, non consentendo alle strutture extralberghiere della Campania di usufruire neanche di una minima fetta degli aiuti statali da 2,4 milioni di euro. Una limitazione «ingiusta e iniqua» prosegue Avvisati, che ha già annunciato al Sottosegretario con delega al turismo, Lorenza Bonaccorsi, «la promozione di un incidente di costituzionalità delle norme perché discriminatorie sul caso Campania». Per combattere la crisi – «e avere una degna rappresentanza a livello sovra-comunale», concludono Avvisati e Sbrizzi – è così nato il coordinamento delle associazioni territoriali extralberghiere della Campania, che raggruppa mille strutture ricettive. Oltre alle associazioni Apabb e AreV-OD, il Comitato è composto da: Astar (Associazione stabiese attività ricettive); Host Italia-Campania; Legambiente Turismo Campania e Cilento, Vallo di Diano, Alburni; Vesuvio family house-B&B’s and Incoming Association; Atex (Associazione turismo extralberghiero penisola sorrentina, Positano, Capri e Napoli).