Andrea Ripa

A 5 anni dalla morte di Enza Avino, Terzigno è ancora nel dolore. «Mia figlia è morta, non c’è stata giustizia»

Andrea Ripa,  

A 5 anni dalla morte di Enza Avino, Terzigno è ancora nel dolore. «Mia figlia è morta, non c’è stata giustizia»

Una ferita ancora aperta. Un dolore che la comunità di Terzigno si porta dietro da cinque anni. Una tragedia che non si cancella. Non lo faranno né il tempo e né le sentenze, che negli anni hanno scritto le storie di una vicenda giudiziaria ancora oggi al centro delle polemiche. Il delitto di Enza Avino, uccisa a sangue freddo in strada, dall’uomo che le aveva giurato amore eterno è una storia che da queste parti conoscono tutti. Come tutti conoscono le tantissime denunce che aveva presentato contro lo stalker che s’è trasformato nel suo assassino. Non è stata ascoltata, la sua voce ha fatto oltrepassato i muri del silenzio soltanto quando è stata uccisa. A cinque anni da quell’uccisione, capace di sconvolgere un’intera comunità, Terzigno ricorda Enza Avino. Una cerimonia per pochi, a dir la verità, s’è tenuta – organizzata in fretta e furia dal Comune – ieri pomeriggio nel luogo dove fu ritrovata senza vita. In via Fiume una corona di fiori per ricordarla. Con i parenti della famiglia Avino c’erano il sindaco, l’assessore Genny Falciano e alcuni consiglieri comunali. Ma Enza vive, e rivive, nelle parole di chi ogni giorno porta avanti le sue battaglie. Mamma Giovanna da quel 14 settembre del 2015, quando il mondo l’è crollato addosso, porta avanti una lotta tutta personale per convincere le donne vittime di violenza a denunciare mariti e fidanzati. Attraverso i social o prendendo parte a manifestazioni contro i femminicidi. «Hanno fermato i tuoi sogni, la tua speranza nel futuro e la tua vita. Chi diceva di amarti e doveva renderti felice e protetta, ha brutalmente messo fine alla tua vita. L’unica cosa che mi consola è il sapere che ogni giorno che passa ci avviciniamo sempre di più al giorno di Geova. – scrive la mamma in una lettera indirizzata alla figlia e pubblicata sui social il giorno del quinto anniversario dall’uccisione – Non vedo l’ora di riabbracciarti». Scrive ancora. Poi, sempre sui social, una serie di foto con il sottofondo della canzone “Con te partirò”, cantata da Andrea Bocelli. «Era quella che Enza ascoltava quando era incinta di Carmine», dice ancora a Metropolis mamma Giovanna. Oggi Carmine Ammirati è testimone delle violenze subite da quella giovane dal sorriso contagioso lasciata in una pozza di sangue dall’uomo che diceva di amarla. Un amore malato, incancrenito dalla gelosia e dai sospetti. Finito nel sangue, una macchia indelebile nel cuore e nella mente dei parenti di Enza. E di tutti i cittadini di Terzigno. Neanche la condanna a 30 anni, arrivata fino in Cassazione dopo un processo in abbreviato, ha alleviato il dolore di un’intera famiglia che per anni ha chiesto «giustizia» dopo la tragedia. «Trent’anni cosa sono quando ti portano via una figlia? Non sono nulla. Enza non tornerà più, ma io ogni giorno spero di riabbracciarla».