Bonus, 176 imbroglioni: inchiesta della Guardia di Finanza

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Bonus, 176 imbroglioni: inchiesta della Guardia di Finanza

Hanno elemosinato il bonus spesa. Hanno implorato davanti agli uffici comunali per ottenere il bonus per sfamare figli e parenti. C’è chi persino aveva alzato la voce contro gli operatori sociali che nelle settimane del lockdown erano a lavoro per smaltire il prima possibile le domande e consentire alle famiglie povere di garantirsi alimenti, spesso indispensabili. Giorni difficili, di polemiche e di tensione, dove il contributo di 300 euro in alimenti rappresentava una manna dal cielo. Centinaia le domande presentate in tutti i comuni dell’hinterland vesuviano, nelle zone a rischio fino a Sorrento ma dove il boom di Torre Annunziata divenne un caso. Più di tremila domande: tradotto, più di tremila poveri. Il Comune provò a fare una cernita ma poi i sospetti, il timore che qualcuno ne avrebbe approfittato e così l’avvio dei primi controlli. Dal bando e dai requisiti indispensabili fino alla richiesta della guardia di finanza di Torre Annunziata di acquisire gli atti all’ufficio di piano di via Dante. Un elenco passato sotto la lente di ingrandimento dagli uomini del colonello Agostino Tortora e infine il marcio che spunta fuori. Settantacinque i furbetti che quel bonus non lo avrebbero mai dovuto chiedere ma che invece pur di ottenerlo hanno presentato attestazioni false e hanno omesso dalla domanda informazioni dovute. Nello specifico tra i beneficiari sono spuntati fuori i titolari di partita Iva, in alcuni casi coloro che percepivano già il reddito di cittadinanza o già destinatari sia di una busta paga che di indennità o pensionistica o della disoccupazione. Tutti motivi che avrebbero comportato l’esclusione immediata ma che invece hanno “dimenticato” di dichiarare. Così l’inchiesta, due mesi di indagini e ieri i primi provvedimenti. “Ringraziamo la guardia di finanza per la collaborazione – spiega il dirigente dell’ambito Nicola Anaclerio – un segnale importante che deve far capire che certi escamotage non portano a nulla”. Ma Torre Annunziata è solo il comune capofila dello scandalo dei furbetti del bonus spesa. Gli irregolari spuntano anche nel piccolo comune di Striano. Anche qui c’è chi ha provato a scavalcare i principi di legalità e incassare il contributo. Quelli scovati e puniti dai finanzieri sono stati quaranta. Seguono poi i comuni di Sant’Agnello e Massa Lubrense con 24 furbetti. A Castellammare di Stabia invece 13 i cittadini controllati e ritenuti beneficiari illegittimamente del bonus. Nei Monti Lattari stessa storia: il contributo di trecento euro più ambito è stato chiesto anche qui da chi non ne aveva alcuni diritto. E così a Gragnano 24 furbetti scoperti, a Casola 37 invece. Infine l’ultimo comune dove sono stati puniti i cittadini è Torre del Greco: solo quattro coloro che hanno provato a scavalcare i controlli e intascare i soldi. Insomma un’inchiesta importante e complessa portata a termine dalla finanza che su tredici comuni ha denunciato 246 persone e recuperato, aspetto ancora più importante, 65mila euro delle somme che erano state erogate – oltre che la somma che il singolo furbetto dovrà sborsare come sanzione punitiva – e che ora, riportate nelle casse dei Comuni potranno essere invece destinate a famiglie che erano state escluse per la fine dei contributi e che invece ne hanno davvero bisogno.