Andrea Ripa

San Giuseppe Vesuviano. Da covo del clan a scuola, dopo 13 anni svolta per il progetto

Andrea Ripa,  

San Giuseppe Vesuviano. Da covo del clan a scuola, dopo 13 anni svolta per il progetto

Gli appelli lanciati nei mesi scorsi al Governo e alla commissione parlamentare Antimafia dai vertici dell’amministrazione comunale di San Giuseppe Vesuviano hanno avuto qualche effetto. Lo sblocco dei fondi per la riconversione della fabbrica strappata alla camorra in un polo scolastico è un passo decisivo per la nascita di un’opera attesa da una vita in città. Un centro per l’istruzione dei bambini nel pieno centro storico. L’approvazione del progetto da parte della giunta comunale del sindaco Vincenzo Catapano è l’ulteriore passaggio per l’apertura dei cantieri. Che, è bene precisarlo, è ancora lontana. La scuola al posto della fabbrica della camorra, strappata al clan dei Fabbrocino 13 anni fa, ospiterà gli studenti del plesso Capoluogo che hanno perduto il proprio istituto un anno fa, a causa dei crolli verificatisi all’interno della struttura. Studenti che ancora oggi, a causa delle incertezze dell’amministrazione per la reperibilità di un nuovo istituto, non sanno dove cominciare il nuovo anno scolastico. Il progetto della Cittadella degli studenti di San Giuseppe Vesuviano, un simbolo di legalità nel cuore del paese, al posto di un ex covo della criminalità organizzata, è fermo da tempo. Chiuso in un cassetto dei burocrati del Governo che per anni non hanno assegnato il finanziamento da cinque milioni di euro al Comune per la realizzazione dell’opera. Una struttura bloccata in mare di criticità che hanno contribuito a tenere nel centro del paese quel simbolo della malavita, piuttosto che cancellarlo.

La burocrazia che ha frenato l’opera

Criticità che ad oggi non hanno consentito all’amministrazione di poter mettere le mani su un ex azienda tessile realizzata a metà degli anni settanta e finita sotto il controllo di uno dei clan più potenti e sanguinari del territorio. Il progetto di riconversione della struttura non è mai partito. Colpa della burocrazia e colpa di un finanziamento che è rimasto sospeso, incastonato nella crisi di governo dell’agosto scorso. In un limbo di «non decisioni» a livello nazionale che hanno bloccato ogni cosa. Complici anche le manovre politiche degli ultimi mesi. Il ribaltone a Palazzo Chigi, con l’insediamento del Partito Democratico al fianco del Movimento Cinque Stelle, piuttosto che della Lega, oggi all’opposizione, ha contribuito a congelare tutto. Compreso il finanziamento da cinque milioni di euro necessario per la nascita del polo scolastico all’interno dell’ex fabbrica strappata alla criminalità organizzata di via Croce Rossa, un palazzo oggi coperto da una barriera metallica che è stato il simbolo della vittoria dello Stato sulla camorra e che oggi – complice il mancato inizio degli interventi – rischia di trasformarsi nell’ennesimo grande flop.