Salvatore Dare

Da deposito a struttura turistica: il retroscena delle carte falsificate a Sorrento

Salvatore Dare,  

Da deposito a struttura turistica: il retroscena delle carte falsificate a Sorrento

Sorrento. Un cambio di destinazione d’uso di un immobile in località Capo finisce sotto la luce dei riflettori della Procura di Torre Annunziata. Da deposito a struttura ricettiva falsificando alcuni atti per ottenere un permesso di costruire, ritenuto irregolare. Queste le ipotesi per cui sono stati spiccati sette avvisi di conclusione delle indagini preliminari: il sostituto procuratore Giuliana Moccia indaga il proprietario dell’immobile Massimiliano Romano, il conduttore della struttura Achille Martorano, i due direttori dei lavori Mario Vinaccia e Luigi Gargiulo (candidato consigliere alle Comunali), il legale rappresentante dell’impresa esecutrice degli interventi edilizi Giovanni Aprea, l’architetto del quarto dipartimento comunale Daniele De Stefano e l’ex dirigente comunale ad interim Antonino Giammarino. Gli avvisi – datati 27 agosto scorso – sono stati notificati nelle ultime ore.

Ora gli indagati hanno 20 giorni per chiedere di essere interrogati o presentare memorie difensive. Successivamente la Procura valuterà se richiedere il rinvio a giudizio o l’archiviazione. L’inchiesta riguarda l’iter seguito da proprietario, tecnici, impresa e funzionari comunali dall’esame della richiesta di permesso sino al rilascio dell’autorizzazione e all’esecuzione dei lavori tra aprile 2016 e agosto 2017. Molto verte sulla legittimità del cambio di destinazione d’uso di un immobile di Romano e condotto da Martorano. Stando alle ipotesi della Procura, tutto parte dalla richiesta di permesso in cui – secondo il pubblico ministero Moccia – si afferma falsamente che l’immobile aveva originariamente destinazione residenziale e che i lavori prospettati risultavano conformi alla normativa in quanto consistenti nel ripristino della destinazione d’uso originaria: in allegato viene presentato pure un estratto di compravendita del 1980. Secondo le tesi della Procura, nei documenti è falsificata la parte in cui si definisce l’immobile oggetto di compravendita “abitazione”: per affermarlo, il pm menziona il fatto che è stato acquisito l’atto originale in cui l’immobile è definito “deposito”. De Stefano e Giammarino sono coinvolti perché nella richiesta di permesso e nel rilascio del titolo, stando a ciò che dice il pm, attestano che l’immobile aveva destinazione residenziale. Fatto ciò vengono avviati i lavori per il frazionamento di due unità abitative con mutamento della destinazione d’uso, da residenziale a uso turistico-ricettivo, a seguito di una Scia in variante al permesso. «Entrambi i mutamenti – sostiene la Procura – risultavano non realizzabili in quanto l’immobile ricade in zona E, area agricolo ambientale, del Puc di Sorrento, ed in zona territoriale 1b del Put, dove sono consentiti solo interventi di manutenzione». Gli indagati hanno la facoltà di ribattere a tutte le ipotesi e chiarire la propria posizione. Giammarino lo farà non più da dirigente comunale: è in pensione, dopo l’assoluzione nel processo per l’appalto scuolabus. Ora si ritrova indagato per una vicenda riguardante il periodo finale di lavoro presso il Comune nel quale ha diretto il settore tecnico, non essendo uno specialista della materia edilizia né un urbanista.