Torre Annunziata. Crolla il muro di omertà: arrestati 12 estorsioni

Ciro Formisano e Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata. Crolla il muro di omertà: arrestati 12 estorsioni

L’alba del riscatto di Torre Annunziata ha i contorni grigi di un cielo che promette tempesta. Sono le 5 del mattino quando lo Stato bussa alle porte della nuova camorra di Fortapàsc. Il muro di silenzio che per decenni ha protetto i signori del pizzo si è improvvisamente sgretolato. La città assuefatta alla criminalità ha rialzato la testa, grazie ad una nuova sinergia tra forze dell’ordine, magistratura e vittime. Finalmente qualcuno ha parlato, ha raccolto gli appelli delle istituzioni. Ha deciso di fare nomi e cognomi dei suoi aguzzini. L’alba di una riscossa che ieri ha portato all’arresto di 12 persone (uno ai domiciliari e il resto in carcere). Per l’Antimafia i 14 indagati (di cui 2 irreperibili) sono i nuovi re del pizzo. I boss del “Quarto Sistema”, l’ennesima cosca nata dalle ceneri della camorra in disarmo per mettere le mani sulla città. Per costruire, sulla pelle dei commercianti, un altro impero criminale fondato su sangue, droga ed estorsioni. Ma stavolta no. Stavolta Torre Annunziata si è ribellata. E dai racconti delle vittime è venuta fuori un’indagine mastodontica e inquietante. Un’inchiesta che attraversa il lockdown, mettendo insieme i tasselli di una guerra strisciante che da mesi, anni, ha confinato la città in un clima di terrore.Lo dicono le 180 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Napoli su richiesta dalla Procura Antimafia. Provvedimento notificato, all’alba di ieri, da poliziotti e carabinieri. Le accuse contestate, a vario titolo, vanno dall’associazione di tipo mafioso, all’estorsione passando per il danneggiamento, il porto e detenzione di materiale esplodente. Tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Secondo il sostituto procuratore Ivana Fulco – il pm che ha condotto le indagini – gli indagati fanno parte di un nuovo clan. Un’organizzazione criminale autonoma nata per «togliere il pane da bocca» ai vecchi clan, come riportato in una intercettazione chiave. Una cosca nata anche dall’odio e dal rancore. Dalla sete di vendetta di un gruppo di criminali pronti a tutto per vendicare i torti subiti dalle loro famiglie. Come Domenico Balzano, ritenuto tra i capi del gruppo. Suo padre, Carlo, è stato ucciso nel 2004 in un agguato di camorra. O come Luca e Pasquale Cherillo – quest’ultimo irreperibile – nipoti di Natale Scarpa, ras dei Gallo ucciso nel 2006 dai killer del Valentini.Soldi e vendetta. Eccolo il motore che avrebbe alimentato la nascita della nuova cosca.Tutto è nato da alcune indagini su stese e raid armati messi a segno all’interno di alcune palazzine a Boscoreale. Seguendo quel filo gli inquirenti hanno ricostruito un’incredibile matassa di avvenimenti. Dal ferimento di alcuni pregiudicati ad altri raid armati passando per le bombe piazzate ai piedi delle attività commerciali per “convincere” gli imprenditori a pagare il pizzo. A capo del gruppo, secondo l’Antimafia, proprio Balzano, i due fratelli Cherillo e Salvatore Carpentieri, alias “Tore e viola”. Sono loro, per gli inquirenti, i promotori, i direttori e gli organizzatori dell’associazione per delinquere specializzata nelle estorsioni. Un gradino sotto tutti gli altri: Vincenzo Somma, Pietro Evacuo, Vincenzo Anzalone, Luigi Guida, Natalino Scarpa, Antonio Villani, Alessio Pio De Simone, Salvatore e Crescenzo Balzano e Matteo Fraterno. Per tutti è stata disposta la misura degli arresti in carcere. Unica eccezione Giuseppe Losco che si trova ai domiciliari. Il nuovo clan chiedeva alle vittime fino a 100.000 euro. Una montagna di soldi che sarebbero serviti per l’acquisto di armi e droga, come documentato anche dalle intercettazioni telefoniche e ambientali captate dagli 007. E questa indagine potrebbe essere solo la punta di un iceberg. Il “Quarto Sistema” – scrive il gip – sarebbe protagonista assoluto del «conflitto, già in atto, contro le altre organizzazioni criminali storiche del territorio». Di fatto, dietro l’escalation di violenza che ha travolto la città in questi mesi ci sarebbe proprio la firma della nuova cosca che voleva mettere in ginocchio i vecchi padrini. Un progetto frenato però dal coraggio di chi ha deciso di parlare. Di aprire una breccia in quel muro di silenzio. Denunce che hanno dato vita al blitz di ieri di mattina. L’alba del riscatto per una città che finalmente ha deciso di rialzare la testa.

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