Il piano dei nuovi boss: «Sequestriamo chi non paga il pizzo»

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Il piano dei nuovi boss: «Sequestriamo chi non paga il pizzo»

Sequestrare gli imprenditori vittime del pizzo per convincerli a pagare la tangente al clan. E’ così che la camorra feroce e spietata riemersa dalle macerie del lockdown vuole fare affari. Macinare soldi con il racket. Quattrini da reinvestire, poi, in spaccio e riciclaggio. E’ successo a Napoli, qualche mese fa, quando un’inchiesta dell’Antimafia ha svelato l’esistenza di un patto tra i clan di Scampia per sequestrare i commercianti che non volevano pagare il pizzo. E’ successo a Pompei dove due pregiudicati ritenuti vicini alla camorra di Castellammare di Stabia avrebbero partecipato a una rapina con sequestro di persona all’interno di un B&b. E stava per succedere, a maggio di quest’anno, anche a Torre Annunziata. Un piano diabolico immaginato dai nuovi boss del “Quarto Sistema”, i rampolli che volevano mettere le mani sulla città e colpire al cuore le vecchie cosche in disarmo. Per realizzare quel progetto criminale, però, servono soldi. Tanti soldi. E così – per spodestare la concorrenza e convincere gli imprenditori a pagare senza storie – “quelli del Penniniello”, così si facevano chiamare, avrebbero immaginato proprio di cimentarsi nei sequestri di persona. Un drammatico retroscena racchiuso tra le pagine dell’inchiesta che all’alba di venerdì mattina ha portato all’arresto di dodici persone: tutte ritenute legate alla cosca fondata da figli e nipoti di affiliati uccisi dai Gionta nella guerra di camorra. La “prova” di quel folle piano è racchiusa – secondo l’interpretazione dell’Antimafia – in una intercettazione captata cinque mesi fa. A parlare sono alcuni degli indagati, tra cui Domenico Balzano, alias “sauriello”, ritenuto tra i promotori della nuova organizzazione criminale di stampo mafioso e Natalino Scarpa, considerato uno dei partecipi al gruppo nella raccolta delle estorsioni. «Come ti dissi io, altrimenti abbiamo il rifiuto», afferma Scarpa. «A bloccarlo, a chiuderlo e porta i soldi qua», risponde Balzano. «No, non te ne vai da qua, ti stai con noi». Per la Dda gli indagati stanno parlando di due imprenditori che si sono rifiutati di pagare la tangente. E quel «ti stai con noi» non è un invito a cena, ma una minaccia di sequestro a scopo estorsivo.

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