Affari sporchi nell’Agro, la Dda indaga sul business delle farmacie

Mario Memoli,  

Affari sporchi nell’Agro, la Dda indaga sul business delle farmacie

Nocera/Salerno. Per ora si indaga sull’ipotesi di concorrenza sleale ma il ventaglio delle accuse potrebbe estendersi a contestazioni più gravi: dalle risultanze investigative a carico del «sistema» – composto da un commercialista, ma anche da avvocati, imprenditori e dirigenti aziendali – emerge come un gruppo aveva inteso assorbire tutte le farmacie di Salerno e provincia. Soprattutto quelle in difficoltà economiche. Tutto dopo una denuncia. Un giro d’affari che avrebbe consentito al sodalizio di creare una holding che sarebbe riuscita ad acquisire almeno una decina di farmacie a Salerno ma anche a Nocera, nell’Agro, Valle dell’Irno e zona Sud.

Secondo una denuncia di una presunta vittima ci sarebbe stato un unico dominus, un commercialista, che avrebbe organizzato un «sistema» per «risollevare» le farmacie dopo le crisi di liquidità dovute ai mancati pagamenti delle Asl e insinuarsi in tutte le loro attività prima con l’elargizione di finanziamenti, con interessi usurai, attraverso una società lussemburghese, poi con l’imposizione di forniture da una «propria» società di distribuzione del farmaco disposta a concedere credito anche in presenza di insoluti e incassando interessi sui crediti, a volte anche emettendo fatture per consegne mai eseguite. Fatture delle quali, talvolta, le farmacie non si sono neanche rese conto dal momento che la contabilità era quasi sempre tenuta dal dominus. Così, quando l’attività era al collasso, interveniva un imprenditore di una nota famiglia impegnata nel settore turistico, che acquistava le farmacie a poco prezzo e anche i debiti bancari. La contestazione viene mossa alla società del gruppo dedita alla commercializzazione di farmaci nei cui confronti pende anche un’istanza di fallimento presso il tribunale di Nocera Inferiore. Secondo quanto emerso dalle indagini Dia e ’Antimafia, tutto sarebbe stato studiato a tavolino. Avrebbero concesso credito sui farmaci posto poi richiedere interessi «importanti» sugli stessi crediti e anche sulle ricette da riscuotere presso l’Asl. Se una di queste ricette veniva pagata in tempo, loro calcolavano l’interesse non sui singoli giorni di ritardo ma sull’intero mese. Era quando la situazione diventava insostenibile, che l’imprenditore interveniva chiedendo di acquistare attività e debiti tramite un legale di fiducia e con il supporto del commercialista. E, se il farmacista non mollava, l’imprenditore chiedeva di entrare in società. Esattamente, quella che proponeva, era un’associazione di partecipazione. Oppure, in caso di acquisto dell’attività commerciale, l’ex proprietario diventava dipendente della propria farmacia e questo grazie ad una disposizione della legge dell’ex premier Monti che consente a chiunque di acquistare farmacie anche senza avere l’abilitazione professionale.

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