Torre Annunziata. Abusi, clan e corruzione. Il monito del Prefetto: «La camorra deve sparire»

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata. Abusi, clan e corruzione. Il monito del Prefetto: «La camorra deve sparire»

Strappare Torre Annunziata dalle mani della camorra. Più che un obiettivo è un chiodo fisso. Un’aspirazione che il prefetto di Napoli, Marco Valentini ha messo in cima alle sue priorità. Liberare i vicoli della città nella quale è cresciuto dal cancro del malaffare. Un virus letale che da anni, decenni, produce danni irreparabili, smorzando gli slanci di riscatto di un’intera comunità. Lo ha ripetuto anche ieri al tavolo del Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza che si è riunito in municipio. Con lui il sindaco, Vincenzo Ascione, il procuratore di Napoli Giovanni Melillo, il procuratore di Torre Annunziata, Nunzio Fragliasso. Tutti assieme per discutere e programmare le azioni da mettere in campo. Sul tavolo mille emergenze. In cima, però, c’è sempre la lotta alla criminalità. Vecchia e nuova. La camorra storica, che affonda le sue radici nell’anima della città forte dei silenzi che avvolgono i suoi fortini e della paura che incute pronunciare certi cognomi pesanti. La camorra emergente, liquida, che vuole tutto e subito. Più feroce, più spietata, perché unita da una insaziabile sete di vendetta.

Prefetto il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica si tiene a Torre Annunziata nell’aula intitolata a Giancarlo Siani, il giornalista ucciso dalla camorra. E’ un segnale alla città?

«Lo Stato sta lavorando moltissimo su Torre Annunziata. Lo dimostrano molte attività che sono state fatte negli ultimi mesi nel contrasto alla criminalità organizzata. Abbiamo registrato una recrudescenza dei fenomeni sia per quanto riguarda la camorra che per altri reati. Abbiamo voluto proprio per questo accendere un riflettore di speciale attenzione su questo territorio che sono sicuro darà presto dei risultati come già sta accadendo da tempo. Mi aspetto qualcosa già nelle prossime settimane e sopratutto in modo coordinato dalle diverse istituzioni»

Qui però è in atto una guerra tra vecchi e nuovi boss. Servono risposte immediate non crede? «Si e questa volta sarà così. Al comitato ci siamo dati uno schema di emergenze da affrontare e dei tempi chiari. Ci siamo fissati già appuntamento a qualche mese per verificare gli impegni che sono stati dati quali risultati hanno dato».

Qualche giorno fa sono stati arrestati quelli che l’Antimafia considera i nuovi boss della città. Ragazzi cresciuti a pane e camorra. Come si può fermare la capacità dei clan di rigenerarsi continuamente nonostante gli arresti?

«Ha ragione. Ecco perchè l’attenzione deve restare alta, anzi altissima. Va pur detto che una singola operazione, per quanto importante, non esaurisce tutto quello che c’è da fare in questa città. C’è un piano di prevenzione e repressione ma c’è anche un piano di rinascita della società civile, delle imprese, del tessuto sociale sano di questa città e deve essere portato tutto su binari certi di legalità».

E’ di poche ore fa la notizia del via libera ai fondi per trasformare Palazzo Fienga in un presidio di legalità. Questo è un altro segnale?

«E’ stata una bellissima notizia e ci fa capire che siamo sulla buona strada. Questo vale per Torre Annunziata, per un simbolo che va trasformato presto nel fortino dello Stato come per altri immobili. E’ un lavoro che si deve svolgere su più fronti contemporaneamente perché il fenomeno che stiamo affrontando qui ha molte sovrapposizioni e intersecazioni e per questo bisogna lavorare insieme per ottenere presto ottimi risultati».

Ma la camorra non è l’unico problema. L’illegalità dilaga in provincia. Come l’abusivismo edilizio con migliaia di abbattimenti mai eseguiti, perché?

«La magistratura e le forze dell’ordine faranno il loro lavoro ma proprio per questo abbiamo voluto coinvolgere tutto il territorio attraverso la presenza del sindaco perché ci sono molti temi che possono essere affrontati anche con la collaborazione dell’ente locale, della Prefettura e delle altre strutture dello Stato. Demolizioni degli immobili abbandonati a situazioni di degrado che attraverso un impegno straordinario si può e si deve assolutamente portare a compimento».

 

Dall’abusivismo alla Terra dei Fuochi. Un’altra piaga sulla quale incombe l’ombra della criminalità «Abbiamo tenuto proprio nelle ultime ore un incontro a Roma per affinare gli strumenti tecnologici che già da mesi stiamo sperimentando con un cambio di passo sulla Terra dei Fuochi e quindi siamo sicuri che quando tireremo le somme di questa stagione i risultati saranno buoni. Peraltro anche la città di Torre Annunziata è coinvolta in questo senso per sversamenti continui sopratutto di aziende che avvelenano illegalmente nel Sarno».

La camorra in quest’area spesso si mimetizza, usando l’arma della corruzione. Come si fa a combattere questo fenomeno che può incidere sulla vita di intere comunità?

«Bisogna sviluppare un’attività anche di crescita di una cultura condivisa. Tutti devono avere la capacità di resistere alle lusinghe delle illegalità, questo è l’aspetto sulla prevenzione, dopodiché tutti i comportamenti illegittimi vanno semplicemente sanzionati senza alcuna tolleranza».

Tante aziende in quest’area sono però state raggiunte da interdittive Antimafia. Questo è la prova delle forti infiltrazioni criminali nel tessuto economico?

«Ovvio. E anche su questo stiamo lavorando senza soste. Chi sbaglia deve essere sanzionato»

Qualcuno sta iniziando a denunciare il racket a Torre Annunziata, ma in tanti ancora non hanno fiducia nello Stato. Cosa si sente di dire a queste persone?

«Tutto quello che noi facciamo ha a che fare con la comunità e in questo caso con la comunità di Torre Annunziata. Credo che la città torrese come tutte le città voglia vivere serenamente senza illegalità ma per farlo bisogna avere ancora fiducia. Lavorare in sinergia e fidarsi dello Stato impegnandosi anche in prima persona».

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