Nuovo albergo a Faito, il caso finisce ai pm

Salvatore Dare,  

Nuovo albergo a Faito, il caso finisce ai pm

Vico Equense. L’associazione Italia Nostra muove pesanti perplessità sulle procedure seguite dal Comune di Vico Equense per il rilascio di autorizzazioni riguardanti interventi edilizi di strutture ricettive, hotel e stabilimenti balneari. Gli ambientalisti hanno già informato la Procura di Torre Annunziata – c’è anche una segnalazione del Wwf Terre del Tirreno – oltre che segnalare la vicenda in Parlamento (pende un’interrogazione del deputato Luigi Gallo). Sotto la luce dei riflettori finiscono anche i progetti finanziati da Invitalia per la cifra di 12,5 milioni di euro. Italia Nostra solleva dubbi sulla legittimità dei programmi edilizi che prevedono il rilancio e lavori presso gli hotel Axidie, Mary e Capo la Gala, lo stabilimento Bikini e soprattutto un nuovo albergo da realizzare presso il monte Faito. Il piano sostenuto in parte da Invitalia prevede la creazione di 46 nuovi posti di lavoro. L’iniziativa rientra nell’accordo di programma quadro firmato da ministero dello sviluppo economico, Regione Campania e Invitalia ed è stata realizzata in sinergia con il Comune di Vico Equense.

Nel mirino degli ambientalisti il fatto che le strutture ricadano in una zona urbanistica che non prevede nuova edilizia pubblica e privata. Tanto che si chiede approfondimenti sugli iter di rilascio di permessi e autorizzazioni. Appena qualche settimana fa, il Wwf Terre del Tirreno ha spedito un esposto in Procura a proposito della ricostruzione dell’ex ristorante Pagliarella. Il locale, situato lungo la strada che conduce alla Marina di Vico, anni fa andò a fuoco ed ora è oggetto di un progetto di restyling. «Si tratta di un intervento di certo non coerente con il piano paesistico della penisola sorrentina che inquadra l’area in zona 1/b – scrive il Wwf nella denuncia inviata alla Procura di Torre Annunziata – Il Comune di Vico Equense ha rilasciato titolo abilitativo per sostituire il precedente organismo costituito da pali di legno sormontati da lamiere e, in alcuni punti, addirittura da pagliarelle, (ormai non più esistente perché distrutto dall’incendio), con una struttura in cemento armato». Il Wwf, nel proprio esposto, citano anche il protocollo d’intesa stipulato il 25 luglio 2001 tra la Regione Campania e la Soprintendenza ai Beni Ambientali ed Architettonici di Napoli e Provincia e riferito all’area del Put che, per il Wwf, non «appare sufficiente a dare legittimità agli atti adottati dal Comune di Vico Equense. Il protocollo d’intesa, richiamato a sproposito nel preambolo del permesso a costruire gravato, infatti, seppur prevede la possibilità di eseguire interventi per il completamento, la mitigazione e il miglioramento delle opere abusive non giustifica il titolo abilitativo in questione che ha altra finalità e diversa incidenza». Non a caso, nell’esposto inviato a proposito dei lavori in corso presso l’ex ristorante Pagliarella, il Wwf Terre del Tirreno ha inviato anche ulteriori atti e approfondimenti circa presunte violazioni urbanistiche di altri cantieri aperti a Vico Equense. Una nota è stata trasmessa anche all’attenzione del ministero dei beni e delle attività culturali. Si parla delle stesse contestazioni mosse da Italia Nostra. @riproduzione riservata

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