Crac Deiulemar, schiaffo ai vampiri: all’asta la villa del capitano

Ciro Formisano,  

Crac Deiulemar, schiaffo ai vampiri: all’asta la villa del capitano
La villa di Iuliano

Torre del Greco. Nove maggio 2012. E’ l’alba quando la Guardia di Finanza bussa alle porte di quella lussuosa villa dai contorni rosa pastello. Cercano atti, prove, documenti. Indizi utili a far luce sui retroscena del più grande crac della storia di Torre del Greco. Scavano tra armadi e cassetti. Fanno su e giù tra le scale di marmo che uniscono i tre piani di quell’enorme fabbricato. E mentre è in corso la perquisizione Michele Iuliano, per tutti a Torre del Greco più semplicemente ‘o capitano, si accascia al suolo. Il suo cuore non regge allo scandalo e smette improvvisamente di battere. Muore lì, in quella villa di lusso, simbolo di un potere economico sconfinato. La sua casa.  Otto anni sono trascorsi da quel triste giorno di primavera e la villa del “capitano” della Deiulemar compagnia di navigazione – il colosso armatoriale fallito nel 2012 trascinando nel baratro 13.000 famiglie di risparmiatori – finisce all’asta. La sontuosa dimora di via Tironi, situata a poche decine di metri dalla centrale operativa dell’azienda, è uno dei beni finiti nel fallimento della società di fatto: la costola del crac che racchiude la fetta più sostanziosa del tesoro dei falliti. L’ordinanza di vendita è stata emessa a fine settembre e l’asta senza incanto – quindi con offerte in busta chiusa – verrà bandita il prossimo 12 gennaio. Si parte da un prezzo base di 2,5 milioni di euro per i vari lotti di cui si compone l’immobile: dai box auto alla dépandance. L’offerta minima per partecipare all’acquisto è però di 1,9 milioni di euro. Soldi che dovrebbero finire nelle casse del crac per dare respiro ai risparmiatori che nelle sorti dell’impresa hanno investito la bellezza di 800 milioni di euro in cambio della promessa di tassi d’interesse fuori mercato. Un sistema di investimenti creato proprio dagli storici fondatori della compagnia: Michele Iuliano, Giuseppe Lembo e Giovan Battista Della Gatta. Un sistema che ha retto per oltre 40 anni. Nel 2010 la società aveva un attivo miliardario ed era ritenuta una delle aziende più floride di tutta Italia. Poi il crac, i fondi spariti, gli arresti, i sequestri e le condanne. Oggi l’impero delle tre famiglie si è sgretolato. Qualche giorno fa è stata venduta la sede operativa dell’azienda, sempre a via Tironi. Sono finiti in vendita i presepi storici di Lembo, tra cui compaiono anche pastori attribuiti a Giuseppe Sanmartino, lo scultore del Cristo Velato. E ancora sono all’asta alberghi, piscine, centri sportivi: tutti tasselli della galassia imprenditoriale messa in piedi dall’azienda dalla sua fondazione, nel 1969, fino al fallimento decretato dai giudici del tribunale di Torre Annunziata. La flotta è sparita. Non ci sono più soldi ma solo un buco nero enorme. Una voragine da 800 milioni di euro che ha condizionato in maniera irreversibile il tessuto economico di una città intera. Soldi spariti che investigatori e giudici stanno ancora cercando per restituirli ai legittimi proprietari: i risparmiatori traditi che da 8 anni chiedono giustizia.