Commercio, crisi post-pandemia: a Ercolano chiude un negozio su tre

Daniele Gentile,  

Commercio, crisi post-pandemia: a Ercolano chiude un negozio su tre

Ercolano. C’è la crisi nella crisi nella città degli Scavi. Un doppio dramma legato al Covid-19 che rischia di piegare una comunità riemersa dalle ceneri della camorra grazie al coraggio degli imprenditori e al rilancio del lavoro connesso al turismo. Ma ora la doppia faccia della crisi sanitaria rischia di compromettere l’intero sistema economico e sociale. La conferma arriva dall’Ascom di Ercolano e dai rappresentati di categoria degli esercenti che hanno ribadito come una attività produttiva su tre rischia di fallire.

I numeri

Per capire l’economia della città degli Scavi occorre un preciso passaggio con il Suap – Sportello Unico Attività Produttive – che monitora l’andamento della economia locale. A Ercolano i dati sono rassicuranti se si prende in esame il lasso di tempo che ripercorre gli anni tra il 2015 al 2019 (ultimo anno utile riportato dal Suap). Analizzando i dati si apprende che il commercio locale è cresciuto in maniera esponenziale: nel 2015 le attività produttive regolarmente registrate sul territorio erano pari a 146, diversificate tra generi alimentari, hotel, ristoranti e via dicendo. Nel 2019, invece, le attività sono aumentate in maniera vertiginosa, ovvero sono nati circa 520 nuovi esercizi produttivi per una crescita di oltre l’86%. Un dato positivo sotto ogni punto di vista, soprattutto considerando che circa il 50% di questa crescita è da attribuire ai servizi di lusso: «Leggendo le tabelle che individuano le varie tipologie di attività emerge un dato interessante, le nuove attività sono sorte in misura maggiore o minore in relazione alla vocazione delle tre zone in analisi: centro storico in forte sviluppo, zona mare penalizzata e zona alta in crescita – spiegano dal Suap -. Altissimo il numero di attività commerciali di abbigliamento, bar, ristoranti e strutture extralberghiere nel centro; alto il numero di ristoranti, bar e supermercati nella zona alta». Dunque, una crescita senza ombra di dubbio c’è stata e realmente la città ha trovato una sorta di riscatto, ma adesso questo progresso rischia di essere infranto dalla nuova crisi economica.

L’allarme in periferia

Tuttavia l’Ascom ha ribadito che questa attività rischiano il fallimento. Un pensiero condiviso anche da un preoccupato sindaco Ciro Buonajuto, che ha ribadito: «Dopo tanta fatica rischiamo che il malaffare torni prepotente su questa città – ha spiegato – lo Stato deve essere presente e anche il Comune. Noi continuiamo a proporre investimenti nella zona di corso Resina, che potrebbe essere un grande attrattore per turisti e cittadini. Lo abbiamo fatto dal primo momento con riqualificazioni e detassazioni per chi decide di investire in questa zona. Ora più che mai c’è bisogno di una ripartenza incisiva, che passa dalla cultura al turismo, perché Ercolano dove tornare a splendere come in questi ultimi anni».

@riproduzione riservata