Torre Annunziata. Quarto sistema, caccia ai due latitanti: ricerche anche in Europa

Giovanna Salvati,  

Torre Annunziata. Quarto sistema, caccia ai due latitanti: ricerche anche in Europa

Ci sono ancora due latitanti. Due ras del Quarto sistema sfuggiti al blitz della polizia e carabinieri dei giorni scorsi: Vincenzo Somma e Pasquale Cherillo. I loro nomi sono stati inseriti nella lista dei ricercati in Europa e non si cerca più solo a Torre Annunziata ma anche nel resto d’Italia e all’estero. I due, considerati elementi di spicco del nuovo clan nato in contrapposizione a quello dei Gionta e alimentato dalla sete di vendetta, è stato decapitato dopo sei mesi dalla sua nascita. Alcuni degli arrestati, infatti, sono imparentati con personaggi di spicco della criminalità organizzata. Camorristi di rango tutti uniti dallo stesso destino: sono morti ammazzati per mano del clan Gionta. Da qui la sete di vendetta dei nuovi padrini pronti a tutto pur di «togliere il pane da bocca», come recita una delle più importanti intercettazioni contenute nell’ordinanza, a quelli «del Palazzo» (i Gionta appunto ndr). Il gruppo, ritenuto coinvolto nella faida strisciante che da mesi tiene in scacco al città, si sarebbe macchiato di numerosi reati. A cominciare dalla raccolta capillare delle estorsioni. In una circostanza, dopo il lockdown, il clan – sostengono gli inquirenti – avrebbe addirittura immaginato di sequestrare chi non voleva pagare la tangente alla cosca. E ancora bombe, stese, ritorsioni e minacce. Certo è che da quanto sono stati spediti tutti in carcere in città sembra ritornato il sereno: forse una coincidenza o episodi quelli di stese, agguati e auto incendiati, forse collegate al nuovo clan anche se non rispondono di questi reati. E così la caccia ai due ras continua ma a preoccupare di più gli investigatori è Cherillo. L’uomo col tatuaggio è considerato uno dei capi di quello che l’Antimafia ha definito il “Quarto Sistema”. Il suo nome è Pasquale Cherillo, trentasei anni di vico Oplonti, uno dei due indagati irreperibili sfuggiti al blitz che all’alba di due venerdì fa ha portato all’arresto di dodici persone. E il volto che ha tatuato sul suo corpo con quella scritta è di suo nonno, Natale Scarpa, ras del clan Gallo-Cavalieri. Scarpa è stato ucciso nell’estate del 2006 in un agguato davanti allo stadio Giraud di Torre Annunziata. Le sentenze di questi anni hanno accertato che a mettere a segno il delitto sono stati proprio i Gionta per punire uno sgarro subito. Per questa vicenda è imputato anche uno degli eredi della cosca di Palazzo Fienga, Aldo Gionta, il boss poeta, già condannato all’ergastolo in Appello.  Secondo il teorema dell’Antimafia – l’inchiesta è stata coordinata dal sostituto procuratore Ivana Fulco – a unire quel gruppo di presunti criminali sarebbe stata proprio la comune voglia di vendetta. Non solo Cherillo e suo fratello Luca avrebbero covato la volontà di “punire” gli assassini di Natale Scarpa. Anche Domenico Balzano, alias “sauriello”, ritenuto tra i promotori del “Quarto Sistema”, ha pagato un prezzo altissimo alla guerra di camorra. Suo padre, Carlo, venne ucciso dai Gionta nell’ambito di un’epurazione interna decisa dal boss Umberto Onda, ex sicario di punta del commando armato dei Valentini nel 2004.

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