Lettera di una preside: “Scuola figlia di nessuno”

Il duro atto d'accusa della dirigente scolastica dell'Elia di Castellammare, Giovanna Giordano

Lettera di una preside: “Scuola figlia di nessuno”

«La scuola è luogo di vita, di interazione sociale, dove si costruiscono relazioni. L’ultimo luogo a cui impedire l’accesso, non il primo». Si chiude con queste parole durissime la lettera aperta che, ieri mattina dopo la decisione del Governatore di chiudere le scuole, la preside dell’Elia di Castellammare, Giovanna Giordano, che nei giorni scorsi a Metropolis aveva ribadito la necessità di tenere aperti gli istituti. Parole che vengono dal cuore quelle della dirigente scolastica. “La nostra bellissima Costituzione impegna lo Stato ad organizzarsi per far sì che tutti i suoi cittadini possano conseguire i massimi livelli di uguaglianza e di opportunità civile e sociale. La scuola a parole è in cima alle priorità di tutte le agende politiche, di tutti i partiti, di tutti gli schieramenti politici. Quali le proposte per risolvere il problema dell’affollamento dei mezzi di trasporto pubblico? Facendo scendere i giovani, loro sono gli ultimi ad avere il diritto di salire». E’ arrabbiata e si sente dalle parole che scrive la preside: “A loro si dice di rimanere a casa e far scuola a distanza. Oppure, se proprio volete venirci a scuola, cari giovani, visto che la vostra presenza “affolla” i mezzi di trasporto pubblico, per voi possiamo concedervi la rotazione con i doppi turni. Che ne dite? Come se far scuola il pomeriggio fosse la stessa cosa del mattino. Come se quegli adulti che la propongono non sapessero che il lavoro in turni è un disagio, tanto è vero che per esso è prevista perfino un’indennità nei contratti di lavoro. Quale messaggio ne ricaveranno? Che la società li considera secondi agli adulti, che loro non sono la priorità. La scuola è collegata ai ritmi biologici perché richiede, impegno, attenzione, fatica! È lavoro nel vero e proprio senso della parola! Non può essere relegata al pomeriggio o addirittura fatta a distanza» il grido di dolore. Ma, nella giornata di ieri, in tanti soprattutto nel mondo scolastico si sono fatti sentire contro la decisione di De Luca. Lo ha fatto Marcella Raiola, battagliera insegnante che ieri era a Napoli per protestare: “La cosa che fa rabbia è che sono stati messi in conflitto diritti fondamentali: sopravvivenza contro istruzione; vita contro crescita; mobilità contro incolumità; sussistenza contro socialità. Una scuola che considera la DAD “il male minore” è una scuola disperata, ricattata, impaurita dall’immobilizzazione procedente dalle procedure anti-Covid” le accuse della prof. Che aggiunge: “Perché qui in Campania si crepa o si crepa di rabbia per le procedure, le interminabili attese, gli esiti dei test non comunicati, lo stillicidio dei ricoveri, le quarantene paralizzanti per le economie familiari e per la stessa continuità didattica”. Ieri mattina anche mamme e studenti, a Palazzo Santa Lucia, si sono fatte sentire. Urlando ‘dignità’ e chiedendo la revoca dell’ordinanza regionale che chiude le scuole in tutta la Campania fino al prossimo 30 ottobre. “Oggi è il giorno più buio per la scuola” e non ci stanno a vedere scaricata sulla scuola il ‘peso’ dell’impennata di contagi registrata negli ultimi giorni in Campania e che ieri ha raggiunto il picco del 1127 casi di Covid-19. Valeria, una mamma, si domanda: “Cosa aspetta il Governo a intervenire contro una decisione ingiusta”.