Castellammare. Droga, patto coi mafiosi: in bilico le accuse ai Vitale

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Castellammare. Droga, patto coi mafiosi: in bilico le accuse ai Vitale

Castellammare. Prima svolta nel procedimento sul patto tra mafia e camorra per l’affare droga. Le accuse mosse a carico della presunta holding dello spaccio di Castellammare di Stabia, guidata dalla famiglia Vitale, potrebbero essere messe in discussione da un incredibile valzer di ricorsi e cavilli. Un dettaglio non da poco se si considera che l’indagine riguarda alcuni traffici di droga che il gruppo stabiese, noto con l’appellativo dei “miriuoli”, avrebbe messo in piedi con la cosca del super boss Nitto Santapaola, padrino ergastolano della mafia siciliana, boss di Cosa Nostra alleato con Totò Riina ed esponente di spicco della cupola protagonista della stagione delle stragi culminata negli omicidi di Falcone, Borsellino e Dalla Chiesa. Secondo la ricostruzione dell’Antimafia i Vitale avrebbero assunto una rilevanza tale nella geografia dello spaccio di stupefacenti da arrivare persino a rifornire i corrieri della mafia siciliana.Il tutto grazie a un gruppo di broker e autisti che facevano su e giù tra Napoli e Catania, la base operativa del clan Ercolano-Santapaola. Secondo la tesi della Procura etnea, Cosa Nostra aveva rapporti diretti con la famiglia Vitale, dinastia a sua volta legata al clan D’Alessandro, cosca egemone a Castellammare di Stabia e considerata tra le più potenti della provincia di Napoli. Rapporti fitti finalizzati – sempre secondo quanto accertato dagli inquirenti – a importare in Sicilia carichi di stupefacenti provenienti dalla fascia costiera vesuviana.L’impianto accusatorio eretto dalla Dda, sinora, ha retto alla prova dei ricorsi presentati dai legali dei sospettati. Ma qualche crepa è emersa nell’indagine. In particolare in relazione alla posizione di Fortunato Vitale, 48 anni, uno degli arrestati nel blitz eseguito a maggio scorso tra Campania, Sicilia e Lazio. Vitale, difeso dall’avvocato Stefano Sorrentino, ha presentato un primo ricorso al Riesame di Catania per chiedere l’annullamento delle accuse e la revoca della misura cautelare degli arresti in carcere. Ricorso accolto, in parte, con la decisione del tribunale di concedere all’indagato gli arresti domiciliari ma confermando, nel resto, la duplice accusa di spaccio e traffico di sostanze stupefacenti. Con un altro ricorso l’avvocato Sorrentino ha però chiesto l’annullamento del provvedimento per quanto riguarda l’accusa più grave, il traffico di droga. Il tutto puntando su una serie di osservazioni sulle presunte crepe emerse – sostiene la difesa – dalle indagini. La Cassazione a sua volta ha deciso di annullare quell’accusa rinviando però la decisione nuovamente al tribunale del Riesame etneo. Nel caso in cui i giudici di Catania decidessero di cancellare l’accusa di traffico di droga la posizione di Vitale potrebbe alleggerirsi notevolmente e il verdetto rischierebbe di generare un effetto a catena anche sulle posizioni degli altri sospettati.

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