Castellammare. «Ho sintomi e un tumore ai polmoni. Abbandonato dall’Asl»

Vincenzo Lamberti,  

Castellammare. «Ho sintomi e un tumore ai polmoni. Abbandonato dall’Asl»

«Mio marito ha un tumore al polmone, un enfisema polmonare e la febbre da una settimana. E’ un sospetto Covid ma io sono abbandonata a me stessa in casa». La voce di Luisa, la moglie di Carmine Amato, un cittadino stabiese che vive nella zona di Privati è preoccupata ed a tratti disperata. E’ lei a raccontare il dramma che sta vivendo da quasi otto giorni. Senza aiuto, in contatto telefonico col medico di famiglia, un figlio in casa e senza possibilità di aiuto concreto. «Mio marito mercoledì scorso non si è sentito bene. Ha avuto un blocco respiratorio. Così ho chiamato il 118. Sono stati eccezionali, lo hanno ripreso perché la situazione era preoccupante. Mio marito è malato di tumore ai polmoni ed in più ha un enfisema polmonare. Con i medici decidemmo di non ricoverarlo. Fu stabilizzato e venne deciso col medico curante di fare una cura di antibiotici penicillina o in flebo o in punture».

Qui però arriva il primo problema: il 118 che arriva a casa della famiglia Amato constata che il paziente ha la febbre alta e deve essere considerato come un sospetto Covid. «A questo punto – aggiunge la moglie Luisa – può essere che anche io abbia il Covid, del resto noi andiamo negli ospedali, in studi medici, potrei essere positiva ma asintomatica». Il primo ostacolo della famiglia Amato è avere un tampone. «Da mercoledì che viene richiesto i medici arrivano a casa nostra solo sabato. Per quattro giorni mio marito ha continuato ad avere la febbre. In questo periodo di tempo ha avuto un’altra crisi ma per fortuna l’ho gestita io e ringraziando il signore l’abbiamo superata. Nel frattempo io dovevo iniziare questa cura di antibiotici anche penicillina senza le flebo. Secondo il medico era necessaria per tamponare la situazione, visto che rischiava complicanze». E’ qui che inizia la battaglia della signora Luisa contro la burocrazia, contro i telefoni che squillano senza che nessuno risponda, contro la situazione drammatica che sta vivendo.  «Ho chiamato tutti i numeri dell’Asl, ma nessuno mi rispondeva. Allora ho chiamato i carabinieri che mi hanno dato altri numeri. Di quelli, però, a un solo numero mi hanno risposto. Chiamate tra un quarto d’ora, mi hanno detto, e invece nessuno mi ha risposto». Luisa è arrabbiata e preoccupata al tempo stesso: «Lui è un caso sospetto e gli infermieri privati non possono venire a casa. Dovrebbero venire persone dell’Asl a fare la cura a mio marito. E io potrei uscire ma non esco perché non voglio rischiare». Ora inizia la seconda fase dell’attesa. Il risultato del tampone, come sta accadendo a centinaia di altre famiglie, non arriverà prima di 5 giorni. «E se mio marito ha il Covid e ce l’ho anche io? Come faccio a uscire di casa. Ha la febbre e non gli scende. Ho dato tachipirina ma non serve. Potrebbe essere anche una qualsiasi altra infezione ma se passano giorni rischiamo di perderlo. Col medico di famiglia ci sentiamo telefonicamente: ma che devo fare?» La signora Luisa attende solo che qualcuno si faccia sentire. E che presto suo marito possa avere le cure di cui necessita.

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