«Con i decreti è un caos Lockdown oppure no, io chiudo comunque»

Tiziano Valle,  

«Con i decreti è un caos Lockdown oppure no, io chiudo comunque»

«Chiudo per tre giorni la mia attività, voglio capire un po’ la situazione. Non è facile andare avanti così». Vittorio Botta è il titolare del ristorante Pazzamarea in via Bonito, a Castellammare di Stabia. S’è tuffato in questa avventura con tanto entusiasmo, ad appena 27 anni, sfatando il tabù dei giovani che non vogliono investire sul loro futuro o magari che sono costretti ad andare all’estero per avere successo. E’ un pizzaiolo molto in gamba e ha puntato tutto sulle sue capacità per costruirsi un lavoro che potesse consentirgli di mettere su famiglia. «Ho aperto appena lo scorso novembre, facendo un investimento importante – racconta Vittorio – Quando ho cominciato a farmi apprezzare, la scorsa primavera ci hanno chiuso a causa del Coronavirus. Se non avessi avuto la mia famiglia alle spalle avrei chiuso i battenti già dopo il primo lockdown. Gli aiuti, quei pochi che sono arrivati, non sono bastati per pagare tasse, prestiti, affitto e aiutare i dipendenti». Ma Vittorio può contare su una famiglia che crede nel lavoro, tant’è vero che i suoi genitori – entrambi infermieri – nella prima fase dell’emergenza pandemica seppero rispondere con stile ed eleganza a un messaggio anonimo che gli fu lasciato sotto casa da chi li accusava di essere “untori”. Una storia che fece il giro di tutte le emittenti locali e spinse anche il sindaco di Castellammare di Stabia, Gaetano Cimmino, ad esprimere solidarietà.«Dopo il primo lockdown ho fatto altre spese per mettermi in regola con i protocolli, per far sì che nel mio locale si rispettasse il distanziamento sociale, ci fossero igienizzanti, misuratori della temperatura e tutto il necessario – racconta ancora Vittorio – Ho investito per sistemare un dehors all’esterno del ristorante, comprando tavolini e sedie, per compensare i posti che avevo perso all’interno. Purtroppo nemmeno questo sembra sia bastato al Governo».A far rabbia è proprio l’idea che i ristoranti possano essere individuati come la causa della diffusione del contagio: «Davvero non riesco a capire – dice Vittorio – Oggi sono in strada e sembra tutto normale. C’è gente che passeggia in villa comunale, che si ritrova per parlare per strada o fa la fila dentro e fuori dai negozi. Chiudere solo le nostre attività a cosa serve? Perché dobbiamo pagarla noi questa crisi?». Una domanda a cui purtroppo non c’è una vera risposta e questo aumenta l’amarezza di un giovane imprenditore di 27 anni che rischia di vedere andare in fumo i suoi sacrifici e i suoi sogni: «Mi sono preso tre giorni perché devo capire se posso inventarmi qualcosa – continua Vittorio Botta – Devo avere rispetto per i miei dipendenti, ne ho cinque più qualcuno che veniva a lavorare come extra».Al momento sembra preservato il delivery mentre ancora non si conosce l’entità del sostegno che il Governo dovrebbe garantire alle attività colpite dalle chiusure previste dal nuovo Dpcm: «Non lo so, voglio incontrare qualche commercialista e cercare di capire quale può essere la strada, se c’è – continua Vittorio – Di sicuro soltanto con il delivery non si può reggere un ristorante in piazza che deve pagare tasse, fornitori, fitto, prestiti e dipendenti».Una storia purtroppo comune a tantissime attività che in queste ore stanno protestando per via delle restrizioni imposte dal Governo Conte, che non ha ancora fatto capire come voler aiutare gli imprenditori. Più volte in questi mesi le associazioni di categoria hanno lanciato l’allarme per le migliaia di chiusure che si potrebbero verificare nei prossimi mesi. «Ho offerte di lavoro in Germania e in Inghilterra – racconta Vittorio – Ma durante questa estate, quando abbiamo potuto lavorare un po’, ho avuto grandi soddisfazioni e sono convinto che in condizioni normali posso affermarmi con la mia attività a Castellammare e sul territorio. Sono combattuto e proprio per questo motivo ho deciso di staccare un attimo la spina per capire quale dovrà essere il mio futuro e quello dei miei dipendenti».

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