L’arabesque di Danilo, simbolo rivoluzionario: «Siamo funamboli sul filo che il governo ha spezzato»

Elena Pontoriero,  

L’arabesque di Danilo, simbolo rivoluzionario: «Siamo funamboli sul filo che il governo ha spezzato»

Un arabesque della libertà sotto il naso di De Luca chiuso nella sua reggia dorata. La risposta al terrorismo mediatico del Governatore è fatta di bellezza e armonia. Un passo di danza eseguito dal ballerino professionista Danilo Di Leo, precario della compagnia del teatro San Carlo, davanti a un plotone di agenti della polizia di Stato schierato durante la manifestazione pacifica dei tanti lavoratori disperati. Scarpette da ballo che da otto mesi sono appese al chiodo e per tanti artisti del comparto, in scena e dietro le quinte, significa dover fare i conti con tasche vuote e non solo. “La danza è bellezza, significa mettere all’ultimo posto i lavoratori dello spettacolo e l’intero indotto, significa cancellare la cultura, togliere dignità a chi già doveva fare i salti mortali e non soltanto sul palcoscenico ma nel quotidiano, per inseguire una passione e trasmettere al pubblico l’arte in tutte le sue forme”. Tira su le punte il trentaquattrenne Danilo Di Leo sperando che presto possa ritrovarsi a danzare in un teatro pieno e non nel silenzio della sua stanza, con un unico spettatore, il compagno Antonello Sannino promotore di manifestazioni arcobaleno per i diritti degli omosessuali.

È possibile evitare il lockdown e contenere il diffondersi del Covid?

«È possibile parlare a un popolo evitando i modi violenti utilizzati spesso dal governatore De Luca che personalmente non ho votato. È possibile dare i giusti messaggi, avviare maggiori controlli per le attività che restano aperte e insistere con i dispositivi anti-virus, senza per forza mortificare l’economia e senza per forza penalizzare le stesse categorie che avevano registrato grandi perdite nel primo lockdown. Nessuna attività va chiusa».

Napoli è scesa in piazza per protestare, ma l’immagine della città ne è uscita compromessa.

«Non sono nuovo alle manifestazioni per difendere i diritti umani, prima ancora dei lavoratori. La protesta di due sere fa non aveva nessun aspetto politico, nessun aspetto camorristico, nessun simbolo razzista, ma era la voce delle famiglie disperate, solo e soltanto questo. Napoli è bella come un arabesque della libertà. Siamo coscienti che c’è un nemico invisibile e mortale con cui combattere ma sappiamo anche che sarà una lunga  convivenza, quindi non è giusto che paghiamo tutti l’incertezza di un governo incapace».

Il passo di danza a pochi passi dalla Regione è già diventato virale. È il simbolo di una protesta che ha lasciato da parte la violenza e portato in scena la gentilezza. Ma lei rappresenta anche il mondo del precariato.

«Ho 34 anni e la carriera da ballerino finisce a 45 anni. Sono tra i 30 precari della compagnia di ballo del teatro San Carlo e con tutti i problemi condivisibili con tutti i lavoratori che si trovano nelle mie medesime condizioni. C’è poi il sommerso e anche per questo in Campania il tasso di povertà è salito alle stelle dal primo lockdown. Siamo in parte invisibili con pochi se non pochissimi diritti nonostante l’impegno sia uguale o superiore a chi il contratto lo ha. Siamo tutti un po’ funamboli, in equilibrio su un filo che il governo ha spezzato facendoci cadere giù».

L’ondata di contagi continua ad allargarsi. «Sì certo e la preoccupazione è per le tante persone maggiormente a rischio. Anziani e persone affette da patologie e più esposte a una forma virale grave. Va però riconosciuto il grande lavoro svolto dalle attività di tutti i settori che, nella fase due, ma anche prima hanno speso gli ultimi soldi per investire in misure di sicurezza. Al San Carlo, per esempio, si era provveduto a installare separé di plaxiglas in platea, con un ingresso contingentato e sedute a distanza. Eravamo pronti per portare in scena a Lo Schiaccianoci di Ciaikovskij a dicembre, ma la ribalta per adesso resterà vuota. Non possiamo permettere al virus di cancellare la cultura, anche l’anima va curata e anche lo spettacolo ne è il tramite».

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