Boscoreale, accusata di riciclaggio di denaro: “Assolvete lady Casillo”

Ciro Formisano,  

Boscoreale, accusata di riciclaggio di denaro: “Assolvete lady Casillo”

Boscoreale. E’ finita a processo con l’accusa di aver aiutato suo marito a riciclare i soldi sporchi della droga. Montagne di quattrini, milioni di euro investiti in case, ville, palazzi e persino titoli di Stato. Ma dopo anni di indagini, al termine del processo di primo grado, la Procura ha chiesto l’assoluzione per Concetta Imma Cirillo, la moglie di Francesco Casillo, alias ‘a vurzella, boss del Piano Napoli di Boscoreale. Nell’ultimo atto del processo che vede imputata la moglie del capoclan e altri imprenditori accusati di aver fatto affari con Casillo, l’accusa ha “sposato” la linea della difesa della donna – rappresentata dall’avvocato Elvira Schioppa – invocando l’assoluzione per la consorte del narcotrafficante ritenuto legato agli Aquino-Annunziata. Secondo la tesi della difesa la donna non avrebbe agevolato in alcun modo i propositi del marito e non ci sarebbero comunque prove a sostegno di questa tesi. Una ricostruzione – fondata sull’analisi dettagliata di intercettazioni telefoniche e ambientali – che ha convinto l’accusa a correggere il tiro e invocare l’assoluzione per la quarantaquattrenne originaria di Castellammare di Stabia. L’epilogo di un processo che si chiuderà nei prossimi mesi con le discussioni difensive e la sentenza. Secondo la Dda di Napoli, Casillo si sarebbe servito di una fittissima rete di connivenze. Rapporti con imprenditori e colletti bianchi che gli avrebbero consentito di investire i soldi frutto dell’attività di spaccio nell’acquisto di terreni e interi complessi residenziali. Dalle carte viene fuori anche che un imprenditore a processo avrebbe incassato da Casillo 650.000 euro per l’acquisto di due immobili situati nel cuore della “Napoli bene”: un appartamento e un mobilificio. Beni acquistati ad un asta fallimentare. Tra le accuse però spicca anche la contraffazione di titoli di credito e di strumenti finanziari. Titoli falsi o “alterati” che sarebbero stati usati per ottenere prestiti dalle banche. Lo stesso Casillo ha testimoniato nel corso di questo processo (per questa vicenda è già stato processato in un altro filone processuale). E lo ha fatto ammettendo di aver elargito quattrini per far sparire gli ingenti proventi della sua attività di traffico di stupefacenti. «Erano gli imprenditori che si intestavano i beni, perché un criminale non può tenere niente intestato», uno dei passaggi della deposizione resa da Casillo. Il super testimone ha parlato anche dell’affare legato all’acquisto di un complesso immobiliare a Vitulazio, in provincia di Caserta. Un business da 60 appartamenti, di cui ‘a vurzella ha raccontato di averne ceduti alcuni a un imprenditore del vesuviano: «Guadagnai 200.000 euro, mi servivano». Nonostante il vortice di affari messi in piedi dal boss del Piano Napoli, l’organizzazione da lui guidata – e legata agli Aquino-Annunziata – aveva bisogno di liquidità immediata. «C’erano i processi e poi dovevamo comprare le partite di stupefacenti» le parole del superboss poi diventato collaboratore di giustizia.

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