Alfonsino, la start-up che porta cibo a casa

Vincenzo Lamberti,  

Alfonsino, la start-up che porta cibo a casa

Un servizio di consegna a domicilio del cibo che coprisse molti locali e fosse preciso. Nasce da qui l’intuizione che, nel 2016, vede nascere Alfonsino, una start-up casertana oggi “compagna” di tante serate trascorse a casa per effetto della pandemia.  Carmine Iodice CEO & CO-Founder di 36 anni, Domenico Pascarella CMO & Co-Founder e, Armando Cipriani CTO & Co-Founder di 29 anni mettono a punto quella che in soli 4 anni è diventata un’app capace di fare concorrenza anche alle multinazionali specializzate nel delivery. “Alfonsino nasce dall’intuizione di un gruppo di giovani che che vivendo in una città come Caserta, che per quanto grande non lo è come Napoli, aveva l’esigenza di poter ordinare da casa o da lavoro il cibo a domicilio. Riflettendo su questo aspetto è venuta fuori l’idea” racconta Dario Rauccio, responsabile marketing della società.  Che spiega anche il perché del nome: “Alfonsino è un nome simpatico che identifica per noi l’approccio umano ed è vicino alle esigenze delle comunità locali. Volevamo essere lontani dai meccanismi anonimi delle grandi società. Il brand doveva essere vicino agli utenti. E visto che in tanti ci chiedono perché si chiami così, l’obiettivo l’abbiamo raggiunto”. Ma quello del nome smart e facile da ricordare non è l’unico obiettivo raggiunto dalla start-up, cresciuta vistosamente in questi 4 anni. “Abbiamo quasi mille affiliati, siamo presenti in più di 300 comuni, il nostro lavoro si svolge in 7 regioni italiane – spiega Rauccio – da poco siamo arrivati anche in Puglia e stiamo vivendo un processo di espansione che ci porterà nei prossimi 24 mesi ad avere 24 nuovi centri serviti”. Uno dei punti forti di Alfonsino resta la precisione e la qualità del servizio. “Sulla precisione, che per noi è sinonimo di qualità, abbiamo giocato tutto. E’ un complesso sistema di politiche qualitative a livello aziendale che investono tutti gli aspetti di attività d’impresa e caratterizzato le nostre azioni. La gestione del personale, l’assunzione dei riders, l’internalizzazione di 90% dei processi di lavoro risponde a questa logica” spiega il responsabile marketing che aggiunge: “Esiste un controllo massimo della qualità di tutti gli output di Alfonsino, di ogni singolo reparto”. Con un sistema di collegamento che mette in contatto in tempi rapidissimi sia il consumatore che l’azienda partner dell’app Alfonsino. Ed è anche così che funziona il business. Il cliente che usa l’app per ordinare cibo pagando le spese di consegna. Il locale, il ristorante, la pizzeria che si serve dei servizi di Alfonsino paga una fee per essere presente in piattaforma e riceve numerosi servizi inclusi, come ad esempio un dispositivo personale per ricevere le ordinazioni oltre che un supporto tecnico 24 ore su 24.  E in un periodo come questo, dove la pandemia ha di fatto ridotto al minimo la vita sociale, Alfonsino rappresenta un sistema di consegna che aiuta a restare in contatto col mondo. “Abbiamo un grande rispetto del lavoro: gli addetti alle consegne sono tutti collaboratori assunti e non sono fornitori a partita Iva, ricevono un fisso mensile più provvigioni sugli ordini che consegnano. Paghiamo contributi Inps e Inail, perché sappiamo che la difesa del lavoro è un elemento per avere un servizio ancora più efficiente» dichiara Dario Rauccio. E Alfonsino è già pronta ad espandersi: “Un po’ per l’elevato turnover dei rider, un pò per il nostro piano di espansione territoriale, nei centri in cui stiamo arrivando abbiamo bisogno di forza lavoro. Ed entro il 2022 prevediamo quasi 3mila assunzioni di rider” conclude Rauccio.

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