Emergenza covid, la Scuola teme il lockdown. Iss: massimo sforzo per tenerla aperta

Redazione,  

Emergenza covid, la Scuola teme il lockdown. Iss: massimo sforzo per tenerla aperta

Nel braccio di ferro che da giorni si è instaurato tra chi, anche nel governo, vuole chiudere le scuole e chi – la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina in testa – vorrebbe tenerle aperte, oggi si sono inseriti i sindacati della scuola che hanno dato il loro appoggio al ministro, definendo la chiusura delle scuole “l’ultima spiaggia” e auspicando addirittura un lavoro “per il rientro in presenza anche del secondo ciclo”. “La scuola deve essere l’ultima cosa a chiudere; molti Paesi in Europa e anche fuori non chiudono le scuole”, ha sottolineato la titolare del dicastero di viale Trastevere incontrando stamane i sindacati con i quali i rapporti rimangono complessi ma che sull’apertura delle scuole le hanno teso la mano. “Consideriamo l’apertura una esigenza imprescindibile -ha commentato la segretaria dello Snals, Elvira Serafini – e appoggeremo il Ministro su questa strada; la chiusura per noi è l’ultima spiaggia.

Tutto l’apparato del sistema scolastico ha lavorato duramente per ripartire e non può pagare le responsabilità del sistema sanitario, con le difficoltà sul tracciamento, né quelle del sistema dei trasporti”. Cgil e Cisl sottolineano la necessità di maggiori fondi per il comparto per garantire la sicurezza e la salute ma anche per rinnovare il contratto. La Uil scuola lamenta il fatto che “le relazioni sindacali sono al lumicino. I pochi atti negoziali, come il protocollo sulla apertura delle scuole in presenza e in sicurezza, sono stati sostanzialmente disattesi”. Intanto, mentre un articolo pubblicato oggi su Nature on line sottolinea che “I dati raccolti in tutto il mondo suggeriscono sempre più che le scuole non sono punti caldi per le infezioni da coronavirus”, le Regioni sul tema scuola, al centro di un incontro tra il premier Conte e i capidelegazione di maggioranza, si muovono stringendo le maglie dopo gli ultimi dati allarmanti sul contagio.

La Regione Umbria ha deciso di attuare la didattica a distanza dal 3 al 14 novembre nelle scuole secondarie di primo e secondo grado statali e paritarie della regione. In Campania il governatore Vincenzo De Luca ha firmato una nuova ordinanza che contiene, tra l’altro, lo stop alle scuole dell’infanzia a partire da lunedì. Lo stesso De Luca, tornato a parlare della scuola e della sua decisione di puntare sulla Dad, ha ironizzato su una mamma e la sua bimba, definita “ogm” perchè desiderosa di andare a scuola, attirandosi le critiche di diversi parlamentari M5S e del Pd. Nelle stesse ore l’assessore alla Salute della Puglia, Pierluigi Lopalco ha annunciato che si stanno studiando soluzioni che già dalla prossima settimana potrebbero permettere ai bambini più piccoli delle scuole elementari di riprendere la didattica in classe. In diverse città della regione, stamane, quando è scattata la didattica a distanza, ci sono state proteste e flash mob da parte di genitori e degli stessi ragazzi.

In Piemonte il governatore Alberto Cirio si appresta a firmare nelle prossime ore una ordinanza che prevede mezzi pubblici al 50% del carico nella regione insieme alla didattica a distanza al 100% per tutti gli studenti delle Superiori. L’ambito scolastico rappresenta il 3,8% di tutti i contagi ha detto il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità, Silvio Brusaferro, il quale ha reso noto che è in corso uno stretto lavoro con il ministero dell’Istruzione. “La scuola – ha detto Locatelli – ha rappresentato una priorità e saranno fatti tutti gli sforzi per mantenerla aperta perché sappiamo bene quanto aver dovuto chiudere ai primi di marzo abbia impattato negativamente sulle future generazioni”. “Ovviamente con qualche adattamento”, ha concluso il presidente del Consiglio superiore di Sanità, Franco Locatelli di fronte a situazioni territoriali particolari “di significativa peculiare criticità”.

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