Tamponi dai medici di base: “Temiamo la mattanza”

Giovanna Salvati,  

Tamponi dai medici di base: “Temiamo la mattanza”

Michele La Pietra, medico di base di Ottaviano, è uno dei medici in trincea nella guerra contro il mostro invisibile del covid. Anche lui, come da accordo tra il Ministero della Salute e l’Associazione Medici di base sarà autorizzato a sottoporre i tamponi ai suoi pazienti nel suo studio.

Dottore, come medici di base come avete preso la disposizione ministeriale?

«Credo che effettuare uno screening attraverso i medici di base sia una buona idea ma ancora non è chiaro la modalità e sopratutto se si tratta di tamponi o dei test rapidi. Ci sono ancora troppe perplessità e interrogativi»

Accogliere un paziente per un tampone significa rischiare anche di ospitarne uno con il covid, le vostre strutture sono adeguate?

«Stiamo già adottando una serie di dispositivi di sicurezza: abbiamo creato percorsi per chi entra e per chi esce, dopo ogni ingresso i locali saranno sanificati, ma certo si rischia anche di dover gestire un flusso di persone che ovviamente andranno organizzate meglio. Ma tutto è in itinere».

Il suo studio accoglie tanti pazienti, come farà con quelli che saranno sottoposti a tampone?

«Si dovrà riorganizzare il servizio di accoglienza ma i parametri resteranno gli stessi: dobbiamo garantire la sicurezza a tutti e sopratutto l’assistenza a tutti: non ci sia ammala solo di Covid e ci sono pazienti che hanno anche altri tipi di patologie che non possono essere trascurate. Ecco perché il nostro lavoro in questa fase è delicato».

Delicato ma anche un lavoro che non tiene conto più degli orari.

«Non ho più un orologio, già prima non lo guardavo, ora non so nemmeno dove sia finito. Lavoro fino a 12 ore, la stanchezza c’è ma sapere di poter guarire anche solo con una parola, un sorriso i miei pazienti, anche la stanchezza va via».

Come medico ogni giorno incontra le paure di tantissimi suoi pazienti, da più piccoli agli anziani, dietro la mascherina gli occhi di chi non sa come gestire l’ansia.

«Io provo a rassicurarli, cerchiamo di essere vicini a tutti anche se non hanno accesso all’ambulatorio se non per casi particolari: usiamo persino le videochiamate per entrare nelle loro case, nelle loro vite e rassicurarli, ma spesso di rendiamo conto che è difficile anche per noi. Ma ora più che mai bisogna mantenere la lucidità, pazienza e fare sacrifici. Purtroppo siamo in una fase delicata ma ne usciremo solo se sapremo osservare tutte le regole. Bastano poche regole, basta davvero stare attenti e rispettare se stessi e gli altri: la paura del contagio non fa bene a nessuno, ma abbassa anche la nostra capacità di difenderci dal virus invisibili».            

CRONACA