Rione Carceri: spese del Comune nel mirino dei pm

Giovanna Salvati,  

Rione Carceri: spese del Comune nel mirino dei pm

E’ una inchiesta che si allarga quella sul Quadrilatero delle Carceri. Una bomba ad orologeria, pronta a scoppiare e che ogni ora che passa porta a galla sempre più lati oscuri che i pm della Procura di Torre Annunziata vogliono chiarire. Nel mirino ci sono gli interventi nel rione maledetto, che si sbriciola con il vento. Un quartiere dimenticato dalle istituzioni e che per anni è stato trasformato in ghetto. Dal post terremoto ad oggi nessun intervento solo abbattimenti per evitare crolli. Continue messe in sicurezza, muri e pareti per isolare i pericoli che hanno ospitato nel corso degli anni solo discariche a cielo aperto. Poi l’avvio di una inchiesta, l’acquisizione dei fascicoli, un perito nominato dalla Procura, una cabina di regia formata da magistrati e carabiniere e i fari sul Comune per cercare di capire cosa avesse fatto in questi lunghissimi anni. La risposta è stata sempre la stessa: nulla. Nessuna iniziativa per riqualificare il quartiere, per trasformare il centro storico in un borgo dei marinai, come lo era un tempo. Al contrario i fondi arrivati mai spesi, ma non c’è alcuna traccia. La messa in sicurezza solo uno sperpero di denaro che di fatto non ha portato a nulla e così ora la magistratura ha deciso di andare fino in fondo. Per ora il pm Emilio Prisco ha chiesto di avere chiarimenti sulle determine di pagamento per gli incarichi affidati a ditte che si sono occupate della  rimozione dei rifiuti, ma spuntano anche altri dubbi. Questa volta a finire nel mirino anche gli atti relativi agli ordini di messa in sicurezza. La demolizione, l’installazione del cancello, la chiusura di varchi e quanto altro è stato realizzato nel quartiere negli ultimi anni. Le spese sono state tante, troppe forse per i magistrati, e così ecco che i pm vogliono effettuare approfondimenti. Una inchiesta che prosegue ma che nel frattempo non porta a nessun cambiamento nel rione dimenticato, fantasma. Ormai sono pochi quelli che hanno deciso di restare e che hanno potuto continuare a vivere nelle loro abitazioni perché non pericolose. Ma in tanti invece sono stati costretti ad andare via perché le loro abitazioni non erano sicure o come Maria, la 71enne che nonostante sia proprietaria di un’abitazione che non ha nessun problema struttura è stata allontanata: la casa confinante è inagibile e potrebbe cadere da un momento all’altro. Dorme in macchina da dieci mesi e il Comune non le ha ancora destinato un appartamento. Ha fatto richiesta per un alloggio popolare ma per ora ancora nessuna risposta. Intanto è costretta a dormire al freddo e al gelo, davanti la sua abitazione che però resta off limits. Una delle tante contraddizioni di una vicenda che resta ancora avvolta da troppi dubbi ed errori che sono stati messi in campo nel corso degli ultimi 40 anni.

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