I ladri di bestiame diventati boss dei Lattari

Ciro Formisano,  

I ladri di bestiame diventati boss dei Lattari

Trent’anni fa erano un gruppo di piccoli ladruncoli di campagna con le scarpe sporche di fango. Rubavano galline e bestiame dalle fattorie dei Monti Lattari per rivenderli ai mercati di provincia a prezzi stracciati. Oggi hanno le scarpe pulite e non trafficano più pecore e polli. Ma muovono tonnellate di marijuana, il motore che guida una delle più potenti e temute holding criminali dell’intera provincia di Napoli. Una piovra che ha allungato i tentacoli anche sul racket, tenendo in scacco decine di imprese e lasciando la sua ombra su delitti irrisolti e cadaveri mai più ritrovati. Nelle pagine dell’inchiesta che qualche giorno fa ha travolto il clan Gentile di Agerola è scritta la genesi della criminalità rurale della provincia di Napoli: la nascita di quella federazione criminale nota come gli Afeltra-Di Martino. Un excursus storico quello messo nero su bianco dal gip che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare. In poche pagine viene raccontata la vorticosa ascesa della camorra sui ripidi sentieri dei Lattari. Tra gli anni ’70 e ’80 i cugini Raffaele Afeltra, Francesco e Leonardo Di Martino gestiscono un piccolo gruppo che si occupa di furti e in parte di estorsioni.

A fine anni ’80 però la svolta. La guerra tra gli Imparato e i D’Alessandro – scrive il giudice – rafforza la potenza criminale dei tre ras. Dopo la mattanza, agli inizi degli anni ’90, Francesco Di Martino e Afeltra diventano i reggenti della cosca ad Agerola e Pimonte, mentre Leonardo Di Martino, alias ‘o lione, estende il suo dominio a Gragnano. Sullo sfondo c’è anche il ruolo dei Gentile, imparentati proprio con gli Afeltra. Il gruppo mette le mani sulle estorsioni arrivando – scrive il giudice – a creare un clima di «assoggettamento criminale»  in imprenditori e commercianti. Chi si ribella paga con la vita. E nell’ordinanza, non a caso, si cita l’omicidio di Maurizio Medaglia, imprenditore ucciso nel 1991 che aveva denunciato i Di Martino «per una tentata estorsione subita». Di quel sistema estrosivo gestito dal clan si parla anche nell’inchiesta “Olimpo”, la mega-indagine che a dicembre del 2018 ha fatto luce sugli affari della cosca. Un clan diventato oggi – secondo gli inquirenti – un’organizzazione di primo piano con affari anche nel settore della droga. Un clan ricco, come dimostra anche la lunga latitanza di Antonio Di Martino, figlio di Leonardo ‘o lione, ritenuto oggi alla guida dell’organizzazione. Di Martino junior è sfuggito proprio al blitz “Olimpo” e da due anni è ricercato per estorsione aggravata dal metodo mafioso. E’ lui, per l’Antimafia, l’erede di quella dinastia che dal nulla – in trent’anni – ha messo in piedi un impero criminale.

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