Castellammare, l’allarme del primario del San Leonardo: «La situazione è drammatica»

Tiziano Valle,  

Castellammare, l’allarme del primario del San Leonardo: «La situazione è drammatica»
L'ospedale San Leonardo

Castellammare. «La decisione del Governo di inserire la Campania nella zona gialla mi angoscia. Il pericolo più grande adesso è che la gente non capisca la drammaticità del momento che stiamo vivendo». Pietro Di Cicco è il primario del pronto soccorso dell’ospedale San Leonardo di Castellammare di Stabia, il reparto che nelle ultime settimane ha rappresentato la cartolina dell’emergenza che sta vivendo la Campania a causa dell’emergenza Covid-19. Prima la decisione di bloccare i ricoveri in un reparto dove non ci sono più posti letto e barelle disponibili per garantire l’assistenza; poi le ambulanze che aspettano con i pazienti a bordo perché non possono sbarellare; infine l’ispezione dei Nas che hanno verificato tutte le procedure adottate sia per la sanificazione dei mezzi di soccorso che all’interno del reparto.

Dottore, oggi qual è la situazione del San Leonardo?

«Abbiamo un’intera area che nella prima fase è stata dedicata ai casi sospetti che oggi è occupata dai pazienti positivi. Abbiamo dovuto chiudere l’ala del reparto nella quale ospitavano i codici rossi e gialli per destinarla interamente ai pazienti Covid».

Quante persone sono ricoverate attualmente?

«Ne abbiamo 25 e non possiamo accettarne altri».

Perché manca il personale?

«Nella lista dei problemi quello del personale lo inserisco al terzo, quarto posto».

Quale sarebbe il primo allora?

«La mancanza di ossigeno. Le bombole spesso non sono sufficienti e diventano necessari gli attacchi a muro. Purtroppo ne abbiamo solo 15, 7 nell’ex area destinata ai codici rossi e 8 nel reparto di Osservazione Breve Intensiva».

Riuscite a garantire l’assistenza a chi non ha contratto il virus?

«Avevamo dedicato al pulito una sola stanza inizialmente, ma ora abbiamo occupato anche quella. Adesso abbiamo attrezzato i locali della Rianimazione. Ma possiamo trattare solo i codici rossi e gialli fin quando ci sono posti».

Quello dei posti letto è un problema serio.

«Ne servono tanti, perché i numeri dei contagi sono alti. Non so quali saranno le scelte aziendali e della Regione, ho sentito che c’è stata un’apertura verso le cliniche private che sicuramente potranno garantire uno sbocco. Ma oggi è difficile dire se possa essere una decisione risolutiva».

Le dimissioni degli asintomatici possono aiutare?

«Siamo già in una fase successiva, noi stiamo cominciando a dimettere anche i paucisintomatici altrimenti non riusciamo a garantire l’assistenza ai pazienti gravi».

Sarà allestita una tenda nel piazzale del pronto soccorso per garantire nuovi posti letto?

«In realtà doveva essere già montata, ma era prevista una tenda piccolina da 3-4 posti che sarebbe servita a poco. Ne abbiamo chiesta una che ci potrà consentire di ricevere almeno 12-14 pazienti».

Dottore, da quello che dice sembra che il picco dei contagi sia ancora lontano e ci si stia preparando al peggio.

«Guardi, glielo dico senza mezzi termini: stiamo sprofondando».

Eppure il Governo sostiene che la Campania sia a rischio moderato.

«Quando ho visto che la regione è stata inserita nella zona gialla sono rimasto un po’ deluso. Per quello che stiamo vivendo noi in corsia ci saremmo aspettati che si fosse chiuso tutto. Per quanto mi riguarda, il lockdown è necessario in questo momento».

Si sta mettendo a rischio la salute dei nostri anziani?

«Le posso dire una cosa?»

Certo.

«La paziente più grave che abbiamo trasferito nelle ultime ore è una ragazza di 21 anni. Quello dell’età è un discorso che regge fino a un certo punto, sicuramente il virus è più pericoloso per gli over 65 che hanno altre patologie. Ma in questo momento abbiamo intubato una persona di 48 anni».

Sta diventando difficile gestire questa situazione?

«Non ne faccio un discorso personale, ma in generale dico che siamo stanchissimi e spesso ci prende anche un po’ di angoscia».

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