Stupro di gruppo nella capanna di Pimonte, nuovo processo al nipote del boss

Ciro Formisano,  

Stupro di gruppo nella capanna di Pimonte, nuovo processo al nipote del boss

E’ uscito indenne dal processo di primo grado che si è celebrato davanti al tribunale per i minori di Napoli. Per i giudici il reato è estinto per esito positivo della “messa alla prova” che gli è stata concessa. Ma per il pm quel giovane, oggi maggiorenne e imparentato con un camorrista dei Monti Lattari, non merita pietà per aver partecipato allo stupro di gruppo ai danni di una ragazzina di 15 anni tra il marzo e il giugno 2016, a Pimonte. Dopo oltre quattro anni, potrebbe esserci una clamorosa svolta per M.D.M., ritenuto il capobranco del gruppo di 11 ragazzini che avrebbe violentato una giovane arrivando persino a filmarla con il cellulare durante lo stupro. I sospettati, tutti arrestati pochi giorni dopo, sono oggi liberi. Hanno superato la “messa alla prova” e non sconteranno nemmeno un giorno di carcere. Tutti, tranne uno, il diciottenne che si ritrova di nuovo imputato. Secondo la Procura per i minori l’imputato non avrebbe meritato il perdono, visto che pochi giorni prima della scadenza della “messa alla prova” si sarebbe macchiato di un altro reato, per il quale è stato recentemente condannato a due anni di reclusione. Ma facciamo un passo indietro. A quel maledetto giorno del 2016. La ragazzina viene condotta, con l’inganno dal suo fidanzatino, nella Valle Lavatoio, in una delle capanne che vengono utilizzate per il presepe vivente. Qui la 15enne si trova di fronte un branco composto da una dozzina di persone. Sono tutti minorenni. Iniziano a stuprarla e qualcuno filma anche la scena con il cellulare. Le violenze si ripetono più volte nel giro di tre mesi. La storia viene fuori e la procura per i minori apre un’inchiesta. Nel giro di pochi mesi vengono arrestati gli 11 sospettati. Tutti ammettono le loro responsabilità chiedendo la messa alla prova. Dopo un anno e mezzo il tribunale concede loro il “perdono”. Tutti liberi, compreso il parente di un boss dei Lattari ritenuto tra i protagonisti della violenza e difeso dall’avvocato Antonio de Martino.

Ma per la Procura il giovane non sarebbe meritevole della clemenza concessagli. L’imputato, infatti, è rimasto invischiato, al termine del percorso di reinserimento sociale, in un’altra vicenda che gli è costata una condanna per truffa. Un elemento che – per l’accusa – cancellerebbe l’estinzione del reato portando il diciottenne alla condanna per lo stupro nella capanna. La Procura ha così impugnato la sentenza presentando ricorso in Appello. Diametralmente opposta la visione della difesa che ritiene i due episodi non collegati e solleva dubbi su quando sarebbe stato commesso il reato di truffa. Elementi ora in mano ai giudici della Corte d’Appello, chiamati a decidere se condannare o meno il giovane sospettato.

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