Castellammare, “Mammamia” chiude A tavola restano solo manichini

Redazione,  

Castellammare, “Mammamia” chiude A tavola restano solo manichini

«Abbiamo pagato lo stipendio anticipato a tutti i dipendenti, svuotato i frigoriferi e chiuso il ristorante. Riapriremo soltanto quando ci consentiranno di ospitare i nostri clienti ai tavoli». Sono bastate 24 ore di “zona rossa” per spingere Pino Cioffi, titolare del locale Mammamia di Castellammare di Stabia, a sospendere la sua attività. «Ci siamo illusi che il delivery potesse funzionare, ma è un servizio lontano dalla nostra filosofia e prima di accumulare perdite su perdite abbiamo deciso di fermarci – racconta – Noi facciamo un lavoro diverso rispetto a una piccola pizzeria a conduzione familiare. Abbiamo 17 dipendenti, tutti con un regolare contratto e fermarci subito significa anche tutelarli. Oggi ci siamo potuti permettere di pagare anticipatamente uno stipendio che gli consentirà di stare sereni per un mese, poi speriamo che anche il Governo si renda conto dei danni che sta provocando e faccia la sua parte».

In un breve post sui social network proprio i titolari del ristorante Mammamia hanno definito l’ultimo Dpcm del premier Giuseppe Conte “un decreto anti-ristoratori”. «Noi abbiamo investito tanto per rispettare le nuove normative imposte per contenere la diffusione del contagio, forse anche troppo – sostiene Pino Cioffi – Abbiamo garantito igienizzanti, sanificazioni, distanziamento dei tavoli, fatto lavori per ampliare la cucina e garantire la sicurezza dei nostri dipendenti, perdendo posti a sedere, ma il governo ha continuato a tartassare la nostra categoria ordinando la chiusura».Il problema è nato proprio con l’inserimento della Campania nella zona rossa: «Quasi tutte le attività stanno continuando a lavorare come sempre e siamo felici per loro, a noi invece hanno tolto anche la possibilità di stare aperti fino alle 18 – continua Pino Cioffi – Con l’apertura a pranzo riuscivamo ad attenuare le perdite, lavorando un po’ di più nel fine settimana. Ma soltanto con il delivery per noi diventa impossibile anche gestire le forniture».

Questo è uno dei problemi principali per i ristoratori che faticano a smaltire i prodotti acquistati, perdendo soldi per quelli che poi finiscono nel cestino. «Già dopo il primo lockdown abbiamo cominciato a lavorare diversamente eliminando il nostro menù e proponendo ai tavoli i piatti realizzati con gli ingredienti acquistati giorno per giorno, ma con il delivery è impossibile – spiega il titolare di Mammamia – Noi puntiamo sulla qualità e la freschezza dei prodotti che portiamo a tavola e offriamo ai nostri clienti, non intendiamo cambiare la nostra filosofia».Il ristorante Mammamia non è stato l’unico a chiudere a Castellammare di Stabia, a causa delle restrizioni (già da qualche settimana ha deciso di abbassare la saracinesca Piazzetta Milù) e forse non sarà l’ultimo.

Il governo ha garantito sostegno alle attività penalizzate dai decreti emanati per contenere la diffusione del contagio da Covid-19: «Abbiamo ricevuto il sussidio previsto dal decreto Ristori, ma non basta certo a coprire quelle che sono le perdite determinate dalle chiusure – spiega Pino Cioffi – Il problema principale, però, riguarda i dipendenti. Ora abbiamo pagato uno stipendio anticipato, ma ci auguriamo che quanto prima si possa tornare a lavorare seriamente, con il servizio al tavolo. Altrimenti sarà dura. Noi lavoriamo in una città dove non c’è una radicata cultura di mangiare in ufficio, magari ordinando qualcosa al ristorante e con lo smartworking s’è ridotta anche quella clientela fatta di persone che magari venivano da noi durante la pausa pranzo». Un allarme che i ristoratori di Castellammare di Stabia, alla stregua dei colleghi di tutta Italia, stanno lanciando ormai da tempo. «Ci fanno passare per untori, quando poi siamo la categoria alla quale sono stati chiesti più sacrifici e maggior rispetto delle regole», hanno ripetuto più volte i titolari dei locali stabiesi anche nel corso di una manifestazione organizzata qualche settimana fa in villa comunale, per contestare le decisioni del governo.

Appelli finora ignorati anche a causa della seconda ondata di Coronavirus che sta mettendo a dura prova la tenuta del sistema sanitario.Così da ieri, il ristorante Mammamia ha rilanciato anche l’iniziativa dei manichini che sono stati sistemati nel dehors che solitamente accoglie i clienti del locale di corso Garibaldi. «Saranno loro a popolare, si fa per dire, il nostro ristorante nell’attesa di accogliere nuovamente i clienti», conclude Pino Cioffi.

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