Droga e camorra, l’Antimafia chiede 20 anni di cella per D’Alessandro

Ciro Formisano,  

Droga e camorra, l’Antimafia chiede 20 anni di cella per D’Alessandro

Rischia vent’anni di carcere Giovanni D’Alessandro, rampollo della dinastia criminale con base a Castellammare di Stabia. Nella prima udienza del processo con rito abbreviato che vede imputato il quarantottenne, l’Antimafia ha invocato il pugno duro. Il pubblico ministero Giuseppe Cimmarotta, al termine della sua requisitoria, ha chiesto ai giudici di riconoscere D’Alessandro colpevole del reato di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga con l’aggravante delle finalità mafiose. Il primo atto del processo innescato dall’inchiesta “Domino”, la mega- indagine condotta dalla Dda di Napoli che a giugno scorso ha portato all’esecuzione di un provvedimento di custodia cautelare a carico di 29 persone (42 sono invece gli indagati). Al blitz però è riuscito a sfuggire proprio Giovanni D’Alessandro, detto Giovannone, cugino del super boss defunto Michele D’Alessandro e ritenuto ai vertici del sodalizio criminale specializzato in racket, droga e riciclaggio. D’Alessandro, dopo due mesi vissuti da latitante, si è consegnato al carcere di Larino a fine agosto ponendo fine alla sua fuga. Per lui e per gli altri sospettati finiti in carcere l’Antimafia ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato. Secondo gli inquirenti Giovanni D’Alessandro sarebbe tra i promotori e i finanziatori di un’associazione per delinquere specializzata nell’importazione e l’acquisto di carichi di stupefacenti (cocaina e hashish). Montagne di droga da distribuire nelle piazze di spaccio di Castellammare. A D’Alessandro l’Antimafia contesta anche di aver coordinato le operazioni di acquisto della droga, di aver rilasciato le autorizzazioni alla vendita ai vari pusher e di aver deciso ruoli e compensi da corrispondere agli altri indagati. In cima all’organizzazione ritratta dall’Antimafia, assieme al ras di Castellammare, anche Sergio Mosca, detto ‘o vaccaro e Antonio Rosetti, ‘o guappone: entrambi ritenuti figure di primo piano dell’inchiesta. Quella stessa indagine ha anche svelato l’esistenza di un patto d’affari per l’importazione di droga tra i D’Alessandro e la ‘ndrangheta. Dato, quest’ultimo, sottolineato dai viaggi di alcuni sospettati a Rosarno, terra della potente ‘ndrina dei Pesce-Bellocco, leader nel settore del narcotraffico su scala internazionale.Al termine della requisitoria del pubblico ministero il giudice ha deciso di rinviare il processo a fine gennaio. In quella circostanza sono in programma le discussioni difensive e la lettura della sentenza. Gennaro Somma, l’avvocato di D’Alessandro, interpellato al termine dell’udienza ha ribadito di essere pronto a dimostrare l’innocenza del suo assistito. Intanto nelle prossime ore si aprirà il processo con rito abbreviato che vede imputati altri 18 soggetti coinvolti nell’inchiesta “Domino”. Tra questi spiccano i nomi di Carmine Barba, Sergio Mosca, Antonio Rossetti, Nino Spagnuolo e Ciro Vitale. Tutti ritenuti legati al sodalizio che per la Dda sarebbe stato guidato dall’erede dei boss di Scanzano.

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