Incubo Covid, il grido da Poggioreale: «Curate Antonio, ha un tumore»

Ciro Formisano,  

Incubo Covid, il grido da Poggioreale: «Curate Antonio, ha un tumore»

A metà settembre sua madre si è incatenata davanti alle porte del carcere. Un modo per dare un nome e un volto alle tante storie che si nascondono dietro le sbarre grige e senza voce del carcere di Poggioreale. Come quella di Antonio Avitabile, quarantacinquenne di Torre Annunziata. Una vita trascorsa tra strada e celle dopo essere entrato nel tunnel della droga. «Qualche anno fa gli è stato riscontrato un tumore alla gola – hanno raccontato i familiari – Una situazione che nessuno ha mai monitorato. Da qualche mese ha cominciato a sputare sangue. Ha perso 25 chili in poche settimane. Ha la voce sempre più rauca. Abbiamo paura che quel male terribile sia tornato. E se non si interviene in tempi rapidi c’è il rischio che la situazione possa diventare irreversibile». Domenica notte l’ennesima crisi. Antonio sta male. E nelle scorse ore il suo avvocato, Michele Riggi, ha chiesto per l’ennesima volta il ricovero di Antonio in una struttura ospedaliera specializzata dove la sua situazione può essere monitorata con attenzione. «Abbiamo presentato 40 istanze in questi anni per ottenere che venisse curato adeguatamente – le parole del legale – in seguito ad alcune visite effettuate è stata riscontrata l’esigenza di eseguire una broncoscopia. Stiamo aspettando da oltre un mese il permesso ma senza risultati. E intanto in carcere il Covid si sta diffondendo, Antonio è un soggetto debole in questa fase e va tutelato». La storia di Antonio è seguita da vicino anche dal Garante dei detenuti Samuele Ciambriello. Quella dell’assistenza sanitaria in carcere è una delle tante note dolenti della seconda ondata. Giorni in cui si è registrato il primo preoccupante picco di contagio nei penitenziari partenopei. Centodue i casi a Poggioreale, altri 55 a Secondigliano e altri 13 distribuiti tra Salerno, Santa Maria Capua Vetere e Benevento. In tutto 200 casi se si considerano anche gli agenti della polizia penitenziaria risultati positivi al Covid. «La storia di Antonio la conosco bene – le parole di Ciambriello – Ci siamo impegnati in prima persona organizzando incontri e scrivendo lettere alle autorità. Il problema ora è quello dell’assistenza sanitaria dei detenuti come Antonio. Persone malate che non possono essere curate in carcere». Sì perché il sistema di assistenza sanitaria per i ristretti è andato in crisi in questi mesi, come racconta il Garante. Gli ospedali sono chiusi per gli interventi non urgenti. «Per questo motivo – afferma Ciambriello -ho chiesto alla direzione dell’Asl di recuperare degli spazi all’interno di alcuni ospedali. Aree da destinare all’assistenza dei detenuti».Il rischio, come ribadito più volte in queste settimane, è che i detenuti già affetti da altre patologie possano ritrovarsi nella morsa della pandemia.

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