Scuola negata, il dolore di una prof: «Una generazione di studenti tradita»

vilam,  

Scuola negata, il dolore di una prof: «Una generazione di studenti tradita»

Una prof barricadera che ama il suo lavoro e lo vive con profonda passione. Marcella Raiola, torrese che insegna al Liceo Flacco di Portici, vive con disagio questi mesi senza scuola in presenza. «C’è grande frustrazione e impotenza. Purtroppo la didattica a distanza non è assolutamente idonea a costruire significati e valori. Come dice Walter Lapini, un antichista, la scuola non serve a capire determinati concetti, la scuola si fa con lo sguardo in presenza. Serve a far capire al discente se ha capito e al docente se ha fatto capire».

La Dad, dunque, è inutile.

«La Dad è fallimentare, è una didattica puramente trasmissiva, chiude l’alunno all’interno della propria dimensione domestica impedendogli di confrontarsi, di emanciparsi, anche di sbagliare e di partecipare emotivamente. Viene meno la dimensione del gruppo quella democratica del crescere insieme, la sperimentazione e la prossemica, vicinanza che può unicamente garantire la costruzione del complesso concettuale che si sta trattando».

Senza considerare le tante disfunzioni tecnologiche.

«Telecamere che saltano, verifiche inattendibili, alcuni folli sono arrivati a bendare, non sono più professori, ma secondini con modalità anti didattiche, diseducative e balorde. La verifica serve a mettere a punto le competenze e le conoscenze non è escussione del teste o tortura».

Senza considerare che ci troviamo in una realtà dove la situazione economica è difficile.

«Le telecamere spesso non reggono connessioni, non tutti hanno banda larga.  I dati dicono di 1 milione e 800mila ragazzi non raggiunti, non basta avere un device ma servono competenze digitali. Pensiamo alle famiglie dei migranti seconda generazione, alle fasce economiche più disagiate o a quei ragazzi che sono solo in casa perché i genitori lavorano. In una realtà con dispersione al di sopra del 30% questa dad è escludente».

Lei ha anche partecipato agli incontri con la Regione.

«Io sono scesa anche in piazza il 16 ottobre chiedendo la priorità della riapertura della scuola. Siamo discriminati rispetto al resto dell’Italia. La Campania ha sacrificato la scuola, settore largamente femminile e improduttivo secondo qualcuno. Non siamo negazionisti, ma la scuola è un luogo come tutti quelli in cui ci sono socialità che, però, ha garantito il migliore tracciamento e rispetto delle misure di prevenzione»

Si sente dolore nelle sue parole.

«Stiamo sacrificando e tradendo una generazione. Molti non impareranno a leggere e scrivere. I ragazzi soffrono. Perdere un anno per dei bambini significa perdere tanti stimoli e competenze. In Campania, poi, abbiamo iniziato per ultimi e chiuso per primi. Non è possibile mettere in conflitto due diritti tutelati come istruzione e salute. Non devo scegliere tra sopravvivere e essere istruita. Dai fondi europei, allora, diamo venti miliardi alla scuola, forse così risolleveremo le sorti della nostra istruzione».

CRONACA