Caos soccorsi. Ambulanze ferme, infermieri pagati 4 euro l’ora

Tiziano Valle,  

Caos soccorsi. Ambulanze ferme, infermieri pagati 4 euro l’ora

Sul territorio dell’Asl Napoli 3 Sud che va da San Giorgio a Cremano fino alla penisola sorrentina, estendendosi per i Comuni dell’area vesuviana, ci sono 23 postazioni con ambulanze pronte a soccorrere le persone che hanno bisogno d’aiuto. Due sono gestite direttamente dall’Asl Napoli 3 Sud, le altre da associazioni e società convenzionate. Su ogni ambulanza dovrebbe essere garantita la presenza di un medico, un infermiere e un autista. Ogni giorno però mancano dai 5 ai 7 medici e in particolare di notte è diventato impossibile avere tutte le ambulanze medicalizzate. Questo riduce l’operatività della centrale del 118 che è costretta a gestire i mezzi in base alla gravità delle richieste di soccorso, spostando ambulanze anche per diversi chilometri per cercare di garantire la necessaria assistenza con inevitabili conseguenze sui tempi. Se c’è da fare un intervento in penisola sorrentina che richiede la presenza del medico e le postazioni sono scoperte, può accadere che si chieda il supporto di un’ambulanza che arriva magari dall’area vesuviana, che come effetto domino resta sguarnita di una postazione medicalizzata. La carenza di medici s’è aggravata nelle ultime settimane, perché molti camici bianchi hanno colto l’occasione dell’emergenza pandemica per partecipare a bandi regionali e nazionali strappando contratti in altre strutture ospedaliere. La stessa cosa, adesso, sta accadendo anche per gli infermieri. Ma qui la situazione è più complessa. Gli infermieri, infatti, non sono dipendenti diretti dell’Asl Napoli 3 Sud ma lavorano per conto di cooperative, associazioni e società in convenzione. Il problema è che l’Asl Napoli 3 Sud – al contrario di quanto avviene in altre aziende sanitarie locali – non obbliga chi lavora in convenzione ad avere dipendenti sotto contratto. Questo vuoto clamoroso  nel bando dell’Asl determina che molte cooperative o associazioni provvedano ad arruolare giovani laureati in Scienze Infermieristiche garantendogli in cambio appena un rimborso spesa. A quanto ammonta? Cinquanta euro per dodici ore di lavoro, poco più di quattro euro l’ora. Uno sfruttamento legalizzato per giovani professionisti che ovviamente alla prima occasione cercano di trovare occasioni migliori. L’emergenza pandemica che ha costretto strutture ospedaliere in tutta Italia ad ampliare gli organici con bandi diretti, per molti ha rappresentato proprio quell’occasione occupazionale da cogliere al volo. Fosse pure per un contratto di sei mesi o un anno. La conseguenza è che ogni giorno mancano infermieri per almeno quattro o cinque ambulanze e cooperative e associazioni stanno arruolando soccorritori che non hanno alcun titolo o competenza per svolgere il lavoro di infermiere. Un problema grave se si considera che si sta parlando di mezzi che dovrebbero garantire la necessaria assistenza ai pazienti e in particolare, in questo momento, di chi combatte contro un virus che può essere letale.

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