I sedici migranti lasciano Massa Lubrense: «Qui avete cuore»

Salvatore Dare,  

I sedici migranti lasciano Massa Lubrense: «Qui avete cuore»

«Grazie! Grazie!». E poi il pollice alzato e una mano che colpisce il petto, lì dove batte forte il cuore. «Grazie! Grazie!» lo dicono con le lacrime agli occhi, incrociando lo sguardo dei volontari della protezione civile che li hanno aiutati da subito accogliendoli con umanità e calore. I 16 migranti sbarcati nella baia di Ieranto hanno il volto meno sofferente, anche se sembrano spaesati. «E ci mancherebbe pure, chissà quante ne hanno passate per venire qui. Che Dio li accompagni sempre» si lascia scappare una signora mentre vede il gruppetto fermo sull’uscio della Sala delle Sirene. I 16 ragazzi – 14 uomini, due donne, tra cui due minorenni – appena vengono a sapere che di lì a poco sarebbero saliti su un pulmino – messo a disposizione da una cooperativa locale – per raggiungere un centro di accoglienza di Napoli sentono un pizzico di sofferenza in fondo all’animo.

Perché qui, a Massa Lubrense, hanno avuto la fortuna di trovare una comunità rispettosa, aperta, che – come ha già detto il parroco di Nerano, don Michele di Martino – ha reagito con nobiltà e generosità all’arrivo degli stranieri. «Li abbiamo accolti con affetto e simpatia, con semplicità. E’ questo che conta» ripete come un mantra il sindaco Lorenzo Balducelli, che per diverse ore è stato in contatto con Questura e Prefettura per capire il da farsi. Alcuni giovani sorridono mentre scorgono da lontano l’arrivo di carabinieri e vigili urbani. Altri sono indaffarati nel preparare zaini e borse dove conservano degli indumenti e alcune mascherine anti Covid 19. Sono le 10 in punto quando al Comune di Massa Lubrense arriva la conferma definitiva dalla Prefettura di Napoli: c’è disponibilità in una struttura di piazza Garibaldi. Sembra il momento giusto per lasciare Massa Lubrense. E invece arriva uno stop, momentaneo, alle procedure perché ci sono anche due minorenni e serve individuare una location differente per loro. Detto, fatto. In pochi minuti il caso si risolve e i migranti non fanno fatica a dirsi dispiaciuti perché verranno separati. Chiedono alle forze dell’ordine di invitare la stampa presente a non avvicinarli nel tentativo di un’intervista e salutano con commozione qualche vigile urbano e addetto della Sala delle Sirene che, sulla scia dell’esempio dato dalla signora Rosa della salumeria di Nerano, li ha rifocillati con pasti caldi, a partire da cotolette di pollo e pizza. Nessuno di loro comprende bene l’italiano, tranne qualche ragazzino che conosce cosa significhi quel “grazie”. Lo ripetono prima di salire sul bus, lo sussurrano anche all’autista. Alle 11.30 il motore del pulmino si accende e dai finestrini affiorano sorrisi e quella parola: «Grazie». E sul volto scorre qualche lacrima di commozione.

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