Castellammare. Pignorati i beni di Terme di Stabia, rischiano di finire all’asta

Tiziano Valle,  

Castellammare. Pignorati i beni di Terme di Stabia, rischiano di finire all’asta

I beni della Sint sono pignorati. Così come i conti correnti della partecipata del Comune di Castellammare di Stabia. Il Tribunale di Torre Annunziata ha accolto l’istanza presentata da 35 ex dipendenti della fallita Terme di Stabia spa che hanno chiesto il pignoramento di Hotel, stabilimento del Solaro e parco idropinico delle Nuove Terme. Una mossa che ha spiazzato il commissario liquidatore di Sint, Vincenzo Sica, che nella giornata di ieri ha presentato per conto della società una richiesta di concordato preventivo in bianco al Tribunale di Torre Annunziata. Entro una decina di giorni il giudice delegato dovrà aprire la procedura, nominare un commissario giudiziale e concedere un termine alla Sint per presentare una proposta ai creditori.Per comprendere come è precipitata la situazione della Sint – partecipata del Comune che detiene la proprietà immobiliare dei beni della fallita Terme di Stabia spa – bisogna tornare indietro di qualche anno. Precisamente al 23 marzo 2015, quando il Tribunale di Torre Annunziata boccia il concordato preventivo presentato dal Comune per Terme di Stabia e dichiara il fallimento della società. Il curatore fallimentare Massimo Sequino viene incaricato di occuparsi del compendio aziendale di Terme di Stabia spa e dopo una lunga battaglia con l’allora amministratore Biagio Vanacore restituisce a Sint la proprietà degli immobili. Allo stesso tempo Sequino provvede a licenziare tutti i dipendenti termali.Da questo momento comincia la crociata di 42 lavoratori che impugnano i licenziamenti e chiedono la riassunzione in Sint «per continuità aziendale». La questione ruota attorno a una vecchia convenzione degli anni ’70: quando nasce Terme di Stabia spa, la già operativa Sint cede alla neonata società la gestione del “compendio aziendale”, ossia gli immobili più i contratti di lavoro dei dipendenti (che allora erano appena un paio). Per oltre 40 anni Terme di Stabia svolge la sua attività sulla scorta di quella convenzione. Quando fallisce – secondo gli ex dipendenti – il curatore Sequino avrebbe dovuto restituire alla Sint sia gli immobili che i contratti di lavoro in essere. Il giudice del Tribunale del Lavoro di Torre Annunziata nell’aprile 2016 respinge il ricorso presentato dagli ex termali, a tal punto che l’ex sindaco Nicola Cuomo – già sfiduciato in quel periodo – esulta, rivendicando di aver avuto ragione in quella vicenda.In realtà i dipendenti termali non si arrendono e presentano ricorso in Corte d’Appello. A marzo 2019 i giudici ribaltano la sentenza di primo grado, accolgono il ricorso dei lavoratori e ordinano la riassunzione da parte della società Sint dei 42 ex termali. L’amministrazione guidata dal sindaco Gaetano Cimmino, che nel frattempo ha messo in liquidazione la Sint nominando commissario Vincenzo Sica, non prende in considerazione questa ipotesi anche perché avrebbe determinato il fallimento della società a causa dell’impossibilità di far fronte a stipendi e contributi per i lavoratori. La Sint decide di presentare ricorso in Cassazione, ma la data dell’udienza non è stata ancora fissata.Nel frattempo 35 dei 42 dipendenti che hanno vinto il ricorso non si sono fermati e sulla scorta della sentenza della Corte d’Appello hanno presentato una nuova istanza al giudice del Tribunale del Lavoro chiedendo di quantificare il danno subito per i mancati stipendi percepiti dalla data del licenziamento ad oggi, dei contributi non versati, oltre che un risarcimento. A inizio novembre il giudice del Tribunale del Lavoro quantifica in 4,5 milioni di euro il danno complessivo per gli ex termali che presentano un atto di precetto nei confronti della Sint, che viene messa all’angolo. Il commissario liquidatore Vincenzo Sica propone ai lavoratori un’ipoteca volontaria sugli immobili. In sostanza se la Cassazione avesse confermato la sentenza della Corte d’Appello, i 35 dipendenti avrebbero avuto diritto a una quota derivante dalla vendita di Hotel delle Terme, stabilimento del Solaro e parco idropinico.Una proposta che viene rispedita al mittente dagli ex termali che continuano la loro offensiva chiedendo e ottenendo dal Tribunale di Torre Annunziata il pignoramento dei beni e dei conti correnti della Sint. E così si è arrivati all’ultimo atto di una vicenda che rischia di far finire all’asta il patrimonio immobiliare di Terme di Stabia. Il primo effetto del pignoramento, infatti, riguarda i 320mila euro che nelle prossime settimane la Sint dovrebbe incassare per la vendita dei campi da tennis alla società Asd Tennis Club “Terme di Stabia”.Quei soldi avrebbero dovuto consentire di chiudere la fase di liquidazione della società, saldando i debiti con fornitori e consulenti. Poi, stando alla road map più volte illustrata da Sica, si sarebbe sottoscritto l’accordo tra Sint e Comune per il passaggio della proprietà di Hotel delle Terme, stabilimento del Solaro e parco idropinico, a compensazione di un debito da circa 3 milioni di euro che la società ha nei confronti dell’Ente.Con il pignoramento dei conti correnti, invece, gli ex dipendenti termali potrebbero cominciare a mettere le mani su quei soldi a titolo di parziale risarcimento, in attesa di avere il resto. Un’ipotesi che il commissario liquidatore Vincenzo Sica – come già spiegato ai consiglieri comunali nel corso di una conferenza dei capigruppo, la settimana scorsa – vorrebbe evitare con il concordato preventivo.L’ultimo appiglio potrebbe essere la Irgen Group, una società di Milano, che già a gennaio 2019 partecipò alla manifestazione d’interesse indetta dal Comune presentando un’offerta d’acquisto per l’Hotel delle Terme allo scopo di realizzare una residenza sanitaria per anziani, con annesso diritto di superficie per la balneoterapia. All’epoca la proposta – ritenuta bassa – fu di 1,5 milioni di euro, ma la società è tornata a farsi sotto nei giorni scorsi e l’ipotesi che possa essere indetto un bando per la vendita dell’Hotel delle Terme partendo da quella proposta non è da scartare.Tra una decina di giorni se ne saprà di più, con la consapevolezza che si tratta dell’estremo tentativo di evitare un crac che sembra già scritto. Un disastro amministrativo che rischia di far finire all’asta il patrimonio immobiliare della fu Terme di Stabia.21

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