Domande taroccate per ottenere i 300 euro del fondo alimentare Tra i beneficiari camorristi e una donna con 300mila € in banca

Giovanna Salvati,  

Domande taroccate per ottenere i 300 euro del fondo alimentare Tra i beneficiari camorristi e una donna con 300mila € in banca

C’erano perfino titolari di regolare busta paga da lavoro dipendente, oltre ai congiunti di alcuni affiliati ai clan, e addirittura una donna con un conto in banca da 300mila euro, tra i beneficiari dei buoni spesa assegnati attraverso i bandi promossi dalle amministrazioni comunali per venire incontro alle famiglie in difficoltà economica a causa dell’emergenza Covid. Chi aveva sul conto 300mila euro e chi invece aveva presentato due domande, marito e moglie, parenti di affiliati alla criminalità organizzata. Da Torre Annunziata a Castellammare di Stabia fino al vesuviano per un totale di 274 “furbetti”, o meglio, sciacalli, incastrati dalla finanza. A questi si aggiungono anche gli altri 400 scoperti invece a Napoli nord, per un totale di quasi 700 nominativi. Una lunga lista di chi ha finto la povertà pur di ottenere il bonus alimentare. C’è chi ha approfittato percependo indebitamente i benefici di natura economica stanziati dalla protezione civile nazionale, ma non solo. Stando a quanto verificato dagli uomini della compagnia di Torre Annunziata, tra i percettori dei benefici è risultato che ci fossero anche lavoratori in nero, titolari di partite Iva e percettori dell’indennità di disoccupazione. Interessati gran parte dei comuni dell’area vesuviana come Poggiomarino, Ottaviano, Terzigno, Portici e San Giorgio. È così nel mirino sono finiti due congiunti ‘’strettissimi’’ di pregiudicati, elementi di spicco della criminalità organizzata. Dai controlli è emerso che uno o più componenti dei nuclei familiari monitorati, a seconda dei casi, avevano ricevuto lo stipendio o una pensione, anche per cospicui importi, percepito il Reddito di Cittadinanza, l’indennità di disoccupazione o altre prestazioni sociali agevolate oppure alterato il proprio stato di famiglia indicando soggetti fittizi o non residenti per incrementare la somma da percepire. Tanti i casi accertati: si va dai coniugi che hanno richiesto entrambi il bonus, ma per lo stesso nucleo familiare, a soggetti che già percepivano l’assegno di mantenimento per separazione, ai titolari di Partita Iva. Nella maggior parte i nuclei familiari monitorati hanno indicato un Isee con un valore inferiore a quello effettivo pur di rientrare tra i beneficiari. Emblematico, da questo punto di vista, il caso di una signora napoletana scoperto dai finanzieri che ha presentato un’attestazione Isee pari a 4.895 euro, quando in realtà era di oltre 67.000 euro. Sui propri conti correnti la donna aveva 325.000 euro e disponeva di un patrimonio immobiliare del valore di circa 36.000 euro. Ma se Torre Annunziata è il comune “capofila” dello scandalo dei furbetti del bonus spesa, gli irregolari spuntano in tutta l’area vesuviana, anche nel piccolo comune di Striano. Anche qui c’è chi ha provato a scavalcare i principi di legalità e incassare il contributo. Quelli scovati e puniti dai finanzieri sono stati ben quaranta. Seguono poi i comuni di Sant’Agnello e Massa Lubrense, con 24 furbetti. A Castellammare di Stabia invece 13 i cittadini controllati e ritenuti beneficiari illegittimamente del bonus. Nella zona dei Monti Lattari stessa storia: il contributo di 300 euro è stato chiesto anche qui da chi non ne aveva alcuni diritto. E così a Gragnano 24 furbetti scoperti, a Casola invece 37. Infine l’ultimo comune dove sono stati puniti i cittadini è Torre del Greco: solo quattro coloro che hanno provato a scavalcare i controlli e intascare i soldi. Insomma un’inchiesta importante e complessa portata a termine dalla finanza che in soli tredici comuni ha denunciato 274 persone e recuperato, aspetto ancora più importante, 65mila euro delle somme che erano state erogate – oltre che la somma che il singolo furbetto dovrà sborsare come sanzione punitiva -. Somme che ora ritorneranno nelle casse dei Comuni e potranno essere invece destinate a famiglie che erano state escluse dai contributi per mancanza di soldi, e che invece ne hanno davvero bisogno. A differenza degli sciacalli.

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